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Bufale pseudoscientifiche: sparata contro la chemioterapia, non è colpa del web, è colpa vostra

Nell’ambito dell’edizione appena passata del Festival del Giornalismo 2016 di Perugia è stato trattato con successo il delicato tema delle bufale pseudoscientifiche. Ero personalmente presente all’incontro al quale hanno preso parte autorevoli professionisti qualificati in materia di informazione e sanità quali: il professor Piero Dominici, il professor Giuseppe Fattori e il dott. e ricercatore Eugenio Santoro. Tre figure non soltanto d’eccellenza in abito sanitario bensì comunicativo; a loro il difficile compito di orientare – all’interno del dedalo informativo – il fruitore dell’informazione in ambito scientifico e medico.

Moltissimi i casi di pessima informazione giornalistica portati ad esempio dai relatori: fra questi spiccano il caso Di Bella e la prolificazione imbarazzante di teorie anti vaccino che hanno condotto alla morte di neonati a causa di malattie facilmente evitabili con gli adeguati vaccini. A tal proposito anche noi abbiamo dato il nostro contributo intervistando il professor Villani, una delle persone maggiormente titolate in Italia per parlare di vaccini, qui l’intervista che il dottore ci ha rilasciato nella quale si augurava di poter arrivare a un sistema che consenta di segnalare presso la Procura i genitori che rifiutano i vaccini.

Insomma, le bufale pseudoscientifiche, il presunto complottismo delle case farmaceutiche che avrebbero le cure per tutto ma le terrebbero sotto chiave per lucrare (questo è uno dei cavalli di battaglia del commentatore medio di Facebook, fateci caso) trovano nel web terreno fertile per diffondersi a macchia d’olio. A peggiorare la cosa ci si mettono anche persone note, i cosiddetti influencer, spesso facenti parte del mondo della spettacolo che godono di fama indiscussa e le loro boutade non soltanto non supportate dalla medicina ufficialmente riconosciuta, bensì potenzialmente dannose in quanto osteggiano i metodi di cura validati e scientificamente funzionali. L’ultima, ma soltanto in ordine cronologico, è la nostrana Eleonora Brigliadori – attrice e personalità nota al grande pubblico – che ha commentato la morte della Huff asserendo che ad uccidere la sfortunata collega sarebbero state le cure chemioterapiche alle quali si è sottoposta. Ma di note dive affascinate da teorie che tutto hanno fuorché fondamenti scientifici sono pieni i social: la preferita e giustamente bersagliata dai media statunitensi è Gwyneth Paltrow, una vera e propria regina della bufala che obbliga sistematicamente autorevoli medici e professionisti a smentire le sue sparate fra le quali ci piace ricordare l’ultima, fra le tantissime che la bionda ci ha regalato, ovvero che il cancro al seno venga provocato dal reggiseno.

 Acclarato che si tratta di bufale, appunto, senza alcuna validità scientifica vagamente accettabile veniamo al nocciolo della questione: chiunque creda che il problema siano la signora Paltrow e la signora Brigliadori non ha proprio colto i termini della discussione. I social, per loro natura, sono veicolo di libera espressione: se la signora Brigliadori ritiene che la chemioterapia sia non soltanto inutile, bensì dannosa, è chiaro – non si tratta di un punto di vista bensì di fatti scientificamente incontrovertibili – che stia dicendo una cosa che non corrisponde a verità. Ma ha tutto il diritto di farlo. Il problema è che ci sono persone che credono a questa asserzione “Perché l’ha detto la Brigliadori” o “Perché l’ha detto la Paltrow” e danno maggiormente credito a loro rispetto a chi è titolato per disquisire di determinati argomenti. Essere un’attrice affermata e apprezzata non equivale ad avere una laurea in medicina. Il problema, quindi, non risiede in chi lancia informazioni mendaci nel momento in cui non si fregia di un titolo medico bensì di chi presta orecchio e concede fiducia a coloro che non hanno competenze specifiche in merito a ciò di cui parlano. La conferenza al Festival del Giornalismo terminava proprio con questo spunto di riflessione: si è provato ad apporre dei bollini di “affidabilità agli organi informativi per combattere la bufala, si è scatenata una vera e propria caccia alle streghe contro chi lanciava la bufala ma non si è mai fatta l’unica cosa che può avere una reale funzione.
Responsabilizzare: stimolare i propri figli, perché si deve iniziare sin da piccoli, ad un corretto spirito critico. Perché ci saranno volte in cui anche un rispettabile medico sbaglierà una diagnosi, perché la scienza per sua natura è fallibile, empirica e migliorabile. Ma un fallimento della scienza non sarà una legittimazione per credere al nulla, alle soluzioni facilotte, ai santoni, ai cartomanti, alle sette, alla facile demagogia da complottismo. Non siate ansiosi di scaricare colpe su un presunto sistema truffaldino: il web veicola false informazioni scientifiche? Siete voi che non sapete cercare perché se date la stessa credibilità a un blog parascientifico rispetto a una testata giornalistica, come spiegavo chiaramente in questo articolo, la colpa è solamente vostra. E’ esattamente come chiedere a un cartomante piuttosto che a un qualificato metereologo che tempo farà domani: poi se rimanete nella tempesta la colpa di chi è? Continuare a scaricare la responsabilità delle propria creduloneria, scarsa preparazione e mancato senso critico su Eleonora Brigliadori – che ha indubbiamente sparato una bufala – oppure su internet, o sulla libertà d’espressione, è mortificante per l’intelligenza e la facoltà di discernimento che ogni essere pensante dovrebbe aver acquisito.

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