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Burning Man festival 2015: l’arte invade il deserto del Nevada

Alla comunità, all’arte, all’espressione personale e all’autosufficienza. A tutto questo è dedicato ufficialmente il Burning Man festival: uno dei più in vista della cultura contemporanea, per cui ogni anno artisti e curiosi da tutto il mondo si radunano nel deserto del Nevada e letteralmente costruiscono una città d’arte in mezzo al nulla. Si tratta di Black Rock City (dal nome dell’omonimo deserto nello stato del Nevada) e la sua è una vita effimera non più lunga della durata del festival, perché una volta terminato Il BMF viene smantellata con la stessa cura con la quale era stata costruita. Quest’anno l’evento si è aperto il 30 agosto e si concluderà – con la distruzione della città – il 7 settembre.

Un festival atipico, nato nel 1991 e retto da un preciso e consolidato regolamento, che fa da sfondo ad una sostanziale anarchia. All’interno si può trovare di tutto: piccoli concerti, show improvvisati, installazioni artistiche, stravaganti spettacoli ed inconsueti soggetti. La musica è solo una parte dell’offerta. Non gira denaro, non ci sono abitazioni – si vive in camper o in tenda -, non viene venduto altro se non caffè, acqua o ghiaccio e il telefono non funziona.

Il costo del biglietto è elevato (390 dollari a persona) ma l’afflusso di pubblico è decisamente in rialzo negli ultimi anni e si prevedono per quest’edizione circa 70 mila persone. Secondo le ricerche dei giornalisti americani è presente gente di ogni estrazione sociale – e anzi sempre più ricchi – e la fama di questo evento si deve al semplice fatto che offre libertà estrema a chi vi partecipa: tutti in un modo nell’altro, seguendo una determinata passione artistica, possono fare quello che vogliono.

 

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