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Caccia russo abbattuto in Turchia: morto 1 pilota, l’altro sarebbe vivo in Libano

La tensione è alle stelle tra Russia e Turchia, dopo l’abbattimento del jet russo da parte dell’aviazione di Ankara, nei cieli a confine tra Turchia e Siria. Vladimir Putin ha parlato di “pugnalata alle spalle da parte dei complici del terrorismo”, negando che il jet Sukhoi Su-24 colpito fosse “una minaccia per la sicurezza nazionale turca”. 

Già ieri Barack Obama ha contattato Recep Tayyip Erdogan per ribadire il sostegno degli Stati Uniti e della Nato alla Turchia al suo diritto di difendere la propria sovranità dopo l’abbattimento da parte dell’aviazione di Ankara del caccia russo per presunta violazione dello spazio aereo, trovandosi d’accordo con il Premier turco sulla necessità di scongiurare un’escalation con Mosca e far sì che l’incidente del jet russo abbattuto non si ripeta. Antitetica la posizione del premier russo, Dmitri Medvedev, che qualche ora fa ha dichiarato: “Le sconsiderate azioni criminali delle autorità turche che hanno abbattuto l’aereo russo porteranno a creare un’ulteriore distanza tra Mosca e la Nato”.

Il caccia russo, che per i turchi aveva sconfinato lungo la frontiera turco-siriana, è esploso in volo ed è precipitato in territorio siriano, a nord della città costiera di Latakia. È giallo sulla sorte dei due piloti, che i ribelli siriani ‘anti-Assad’ sostengono in un video shock di avere catturato e ucciso. Entrambi, prima che il jet fosse colpito, sarebbero riusciti a catapultarsi fuori con il paracadute.

Al momento Mosca ha confermato solo la morte di uno di loro, mentre fonti della sicurezza di Ankara hanno riferito di aver intrapreso una trattativa con le milizie locali, che potrebbero trattenere l’altro, forse prigioniero in Libano.

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