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Cannes 2013: “Il Grande Gatsby” inaugura il festival ma non convince

La pellicola di Baz Luhrmann inaugura il 66° festival di Cannes con Leo DiCaprio neo-Gatsby. Mentre domani Giovedì 16 inizierà la gara vera è propria e la Palma sarà assegnata dal Presidente di quest’anno Steven Spielberg. A tenere compagnia al cineasta americano in questi undici giorni (dal 15 al 26 maggio) ci saranno personalità del calibro di: Ang Lee, Christoph Waltz e Nicole Kidman, tutti e tre pluripremiati con il Premio Oscar. A questi vanno aggiunti la regista, sceneggiatrice e direttrice della fotografia  scozzese Lynne Ramsay, l’icona del cinema francese Daniel Auteil, il regista rumeno Christian Mungiu, la regista giapponese Naomi Kawase e la star di Bollywood l’incantevole Vidya Balan. cannes 2013

Il grande Gatsby, capolavoro ed emblema della ‘generazione perduta’ di Francis Scott Fitzgerald, è stato adattato, per l’ennesima volta, dallo stile pirotecnico e funambolico del  regista australiano Baz Luhrmann. Il film è un tripudio di colori ed un’escalation di atmosfere dei ruggenti anni ’20 ma è soprattutto la musica ad incantare e travolgere la platea. La forza del kolossal tridimensionale è proprio questa: una colonna sonora, coesa dal pluripremiato Craig Armostrong,  che riesce con maestria ad intersecare il meglio del Jazz  con l’hip pop,  l’elettronica con il pop  e le immancabili note del grande compositore George Gershwin.  La soundtrack è firmata da nomi che vanno da Brian Ferry, a Lana Del Rey, da Fergie with Q Tip and GoonRock a  Gotye e Beyoncé.

La pellicola parte in modo convincente: le feste senza fine di Gatsby , i colori e le musiche,   il fascino e il mistero che lui esercita sullo spiantato ma elegante vicino Nick Carraway,  svaniscono presto. Quando il pirotecnico contorno lascia spazio all’intimismo, Luhrmann cerca di mettere a fuoco i punti salienti della storia: un amore impossibile e la lucida grandiosa follia di Gatsby. A questo non contribuisce, di certo, la durata eccessiva del film e non appassionano lo spettatore nemmeno le immagini e la scrittura che si svuotano del loro significato originale. L’oscuro Jay Gatsby che, nelle pagine del romanzo di Fitzgerald, è visto come un personaggio fragile e potente al tempo stesso, nel film di Luhrmann si accartoccia su se stesso senza appassionare ed avvincere.

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