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Caratteristiche ed evoluzione del tatami

Utilizziamo molto spesso il termine tatami e, quando lo chiamiamo in causa, intendiamo cose tra loro diversi. Lo usiamo infatti per indicare il tappeto di forma quadrata o rettangolare impiegato per la pratica delle arti marziali, ma anche il tradizionale pavimento delle case giapponesi, realizzato con stuoie accostate l’una all’altra.
Con il passare degli anni, questo approccio è stato oggetto di continue repliche da parte degli arredatori occidentali, con lo scopo specifico di creare ambienti sostenibili.

Il successo dell’arredamento giapponese è sotto gli occhi di tutti ma, per comprenderlo a pieno, è necessario considerare alcune delle caratteristiche principali del tatami. Prima di tutto, bisogna ricordare i suoi bordi squadrati. Questo particolare ha un’importanza molto grande. Permette infatti di evitare spazi vuoti quando si affiancano tra loro diversi tatami o quando si creano rivestimenti (se stai cercando delle soluzioni di questo genere per l’arredamento della tua casa, puoi dare un’occhiata al catalogo delle proposte di Vivere Zen).

Dopo aver parlato di questo particolare è fondamentale soffermarsi sul rivestimento. Nei tatami tradizionali giapponesi queste parti sono denominate igusa e sono realizzate con un tessuto che, al tatto, ricorda molto l’erba di un prato.
Nei tatami conta molto anche il riempimento, che viene concretizzato utilizzando della paglia. Nello specifico si tratta di paglia derivante dal riso, che viene sottoposta a un processo di essiccazione della durata di un anno.

Una volta terminato questo step, viene cotta a temperature molto elevate, con lo scopo preciso di eliminare il maggior numero possibile di parassiti. In questo modo, in poche parole, il futuro tatami viene sterilizzato totalmente.
Ovviamente il processo di creazione del tatami tradizionale è molto laborioso e non finisce certo qui. Una volta terminate le fasi appena ricordate, arriva infatti il momento di cucire il tutto con un bordo di tessuto solitamente bianco. Per completare il lavoro, viene utilizzato uno spago realizzato con materiale organico.
Molto importante è ricordare che il tatami tradizionale inizialmente è di colore verde. Con il tempo assume poi una cromia tendente al marrone.

Storia del tatami

Dopo questa introduzione, parliamo della storia del tatami. Ricordiamo innanzitutto che il termine in questione è traducibile con i participi “piegato e accatastato”. Per raccontare la storia del tatami bisogna chiamare in causa il periodo Heian della storia giapponese (794 – 1185).
A quei tempi, i tatami non venivano utilizzati come oggi per pavimentare gli interni delle case. Si trattava di veri e propri oggetti di lusso che venivano utilizzati dai nobili con lo scopo di dormirci sopra o di sedersi.

Successivamente, i tatami hanno cominciato a diffondersi anche nelle case dei membri della classe religiosa e dei samurai. Con il tempo, questi elementi hanno iniziato a mutare il proprio ruolo e ad essere impiegati per ricoprire diverse stanze della casa, dalle più grandi alle più piccole.
Ovviamente rimanevano scelte per ricchi. Chi non aveva molta disponibilità economica, usava infatti ricoprire i pavimenti di casa con stuoie. Il punto di svolta in merito è arrivato attorno al XVII secolo. Da allora, il tatami è diventato un prodotto accessibile a tutte le classi sociali giapponesi.

Un doveroso cenno quando si racconta la storia del tatami va fatto al suo ruolo per chi pratica le arti marziali. Al giorno d’oggi, il tatami viene utilizzato in diverse discipline, come per esempio il judo. Quando lo si nomina in questi casi, si inquadra un materasso sottile, sul quale è possibile cadere e prendere colpi senza riportare traumi al corpo.

In questo frangente è molto importante parlare di colori, nello specifico di verde e di rosso. Le cromie in questione, indicano le superfici sulle quali si andrà a disputare la gara o quelle dedicate all’allenamento.
L’utilizzo del tatami come soluzione per assorbire gli shock e i traumi esce dall’esclusivo impiego sportivo, per andare a toccare anche la gestione della quotidianità di bambini e anziani.
Non è infatti raro trovare tatami molto simili a quelli utilizzati per le arti marziali anche negli asili nido o in contesti dove persone della terza età effettuano movimento fisico.

Manutenzione del tatami

Concludiamo con un veloce accenno alla manutenzione del tatami. La prima cosa da dire al proposito è che, in generale, sono caratterizzati da una lunga durata e da una forte resistenza all’usura. Questo non significa che si possa trascurare la pulizia. Il miglior modo per portarla avanti consiste indubbiamente nell’utilizzare l’aspirapolvere e un panno leggermente umido. Essenziale è evitare assolutamente di bagnarli e di esporli alla luce diretta del sole. Il rischio, infatti, è quello di provocare un cambiamento di cromia.

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