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Carceri italiane e sovraffollamento: in scadenza l’ultimatum della Corte Europea

Sta per scadere l’ultimatum che lo scorso gennaio la Corte Europea di Strasburgo aveva imposto all’Italia perché trovasse una soluzione efficace al sovraffollamento delle carceri.

carcere rassegna Bologna

È stata la stessa Corte Europea per i diritti dell’uomo a stabilire che ogni detenuto debba vivere in uno spazio sufficientemente pulito e luminoso di una superficie minima di 4 metri quadrati e che l’organizzazione giornaliera permetta allo stesso di trascorrere un certo numero di ore in attività di socializzazione fuori dalla cella.

Dopo la sentenza Torreggiani in cui veniva denunciato il trattamento degradante in sette luoghi di detenzione del Paese, lo stesso Ministro della Giustizia aveva indicato quali provvedimenti lo Stato avrebbe dovuto prendere per rendere le carceri più vivibili. Risultato? Anche se il numero complessivo delle persone è lievemente diminuito (59.683 detenuti contro i 66.028 stimati nel giugno 2013), la situazione continua ad essere estremamente critica, come testimoniano i 6.829 ricorsi presentati soprattutto a causa del sovraffollamento: secondo l’associazione Antigone, che sostiene i diritti dei detenuti, il tasso di affollamento del sistema penitenziario italiano è pari al 134.6% (in altre parole, 100 posti letto sono occupati da 134,6 detenuti).

È la stessa associazione Antigone a domandare alla Corte europea dei diritti umani che l’Italia sia tenuta al pagamento di un risarcimento da destinare a ognuna delle persone lese, per un valore complessivo che potrebbe sfiorare i 100 milioni di euro.

Prima dell’inizio del richiamo ufficiale da parte dell’organismo di Strasburgo, l’Italia era seconda solo dalla Serbia, il cui tasso di sovraffollamento sfiora drammaticamente il 159,3%.

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