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Carlo Maria Rogito e le sue Poesie Maledette: Bannato da Facebook

Inspiegabile il motivo, come pure le modalità che portano a far restare in vita nel virtuale universo del social network pagine di ispirazione più o meno velata a varie tendenze sessiste, razziste o altro, mentre si decide di oscurare un maestro del nonsense la cui cosa più violenta che ha scritto è “ti tiro i cazzotti a rincorsa”. La situazione (e gli eventuali quesiti che emergono), è stata delineata dal collega Ralph Coluccino.

Di seguito la riflessione:
Può bastare una segnalazione per eliminare un profilo da Facebook, la piattaforma sociale più seguita al mondo? Sembrerebbe proprio di sì a giudicare da come il mezzo di comunicazione inventato e sviluppato da Mark Zuckerberg abbia deciso, per due volte consecutive nel giro di tre mesi, di oscurare la pagina sociale di Carlo Maria Rogito, poeta maledetto.

carlo maria rogito

Chi scrive non è a conoscenza dei motivi che hanno spinto altri iscritti a Facebook a segnalare le pagine ma, ha avuto la possibilità di leggere ciò che Carlo Maria ha scritto in questi mesi. Non ci sono mai state frasi o passaggi ingiuriosi da parte del “Vate” del tavoliere. Il linguaggio utilizzato da Rogito ricorda, per certi versi, le parole e le frasi utilizzate dal grande Rino Gaetano nelle sue splendide canzoni. Canzoni che prendevano in giro e facevano le pulci al “sistema” di allora. E per la stessa cosa si può essere tacciati di cartellino rosso?

La libertà di pensiero ed espressione è sancita dalla Costituzione. Possibile che Facebook non lo sappia questo? O quanto meno che le modalità di oscuramento di una pagina sociale si basino sul numero di segnalazioni? Ed è anche molto difficile, in seguito, ricostruire la tela di contatti che si fanno nel tempo.

D’altronde Carlo Maria Rogito non ha mai fatto del male a nessuno. Anzi. Ha pubblicato, attraverso la scrittura nonsense, innumerevoli consigli ai giovani, prese di posizione sulle storture della politica e dell’amministrazione della cosa pubblica, senza mai dimenticare la sua terra d’origine, la Puglia. La satira deve diventare per forza oggetto di unzione da “editto bulgaro” o possiamo ancora definirci liberi cittadini? Liberi di mettere mi piace alla pagina di Carlo Maria Rogito senza dover poi andare in chiesa a chiedere assoluzione per il nostro peccato?

Ed è anche normale far passare un fenomeno del genere come cosa da poco conto, con tutti i problemi che ci sono, naturalmente. Ma non è proprio questo senso di stordimento che ci ha portati a non sapere quanto spendano i nostri sindaci per liberare le strade dai rifiuti o per accendere i lampioni della “pubblica illuminazione”? In Italia, da tempo immemore, si tende sempre a spostare l’attenzione dai problemi reali relegandoci ai plastici di Cogne e alla Renault 4 dove fu trovato, purtroppo senza vita, il corpo di Aldo Moro.

Non si vuole fare polemica, men che meno per una cosa, ripeto, di poco conto. Perché Carlo Maria Rogito magari nella vita reale nemmeno esiste come tantissimi altri personaggi inventati di sana pianta che popolano e spopolano Facebook.

Chi scrive non è nemmeno in grado di stabilire chi possa esserci dietro CMR; se una sola persona o un gruppo. Leggendo i suoi scritti, tuttavia, ne viene fuori una conoscenza a menadito del metodo, una cultura sconfinata e soprattutto una grandissima voglia di mettere le cose in chiaro con tutti. Quello che manca all’Italia e agli italiani che, sempre più spesso, dimostrano di avere la memoria del pesciolino rosso.

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