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Carmine Schiavone morto, Saviano: no agli assassini editorialisti

E’ morto Carmine Schiavone e lo scrittore Roberto Saviano gli dedica un articolo sulle pagine di Repubblica.it, definendolo un “personaggio ambiguo, contraddittorio, immorale, carismatico“. L’ex boss del temibile clan dei Casalesi aveva parlato per primo degli sversamenti che la Camorra ha compiuto per anni nei terreni agricoli della Campania, in particolare in quella che viene chiamata “Terra dei fuochi“, il fazzoletto di terra che si estende tra le province di Napoli e Caserta, e proprio anche grazie alle sue testimonianze è stato possibile squarciare il velo e cominciare a fare luce sulle pratiche illegali che hanno inquinato, com’è sempre più chiaro, non solo le terre della mozzarella di bufala e del pomodoro ciliegio ma mezza Italia (per non parlare di tutto ciò che è stato smaltito illegalmente all’estero).

Un disastro ambientale senza precedenti, difficilissimo da rimediare per gli alti costi rappresentati dalle bonifiche. Per Roberto Saviano è però importante dare la giusta importanza alle parole di Schiavone: da una parte Schiavone avrebbe infatti avuto un merito, quello di “far concentrare l’attenzione su un territorio“, ma dall’altra, avrebbe spesso usato i media per “risultare eroico, dichiarando di aver fatto del male ma accusando lo Stato di essere molto più sporco di lui“.

Per questo, si legge ancora nel pezzo dello scrittore antimafia, “i collaboratori di giustizia dovrebbero essere ascoltati solo per ciò che rivelano e non per le loro analisi“. Invece Schiavone partecipava a programmi TV, rilasciava controverse dichiarazioni: “Trasformare in editorialisti degli assassini è un gioco pericolosissimo” scrive Saviano. “Personalmente gli devo comunque qualcosa– continua ancora- sentire che avevo ricevuto una condanna a morte da una delle figure storiche del clan dei Casalesi mi ha trasformato”.

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