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Cartelle Equitalia annullamento: come fare ricorso in autotutela

Capita che l’amministrazione finanziaria emetta un atto palesemente errato o con una pretesa non corretta per la quale il contribuente ha gli elementi per poter dimostrare l’infondatezza. In questi casi, la gran parte riguardanti cartelle Equitalia, esiste nell’ordinamento italiano la possibilità di esercitare un diritto proprio dell’amministrazione che prende atto di aver commesso un errore e può annullare il proprio operato e correggere lo stesso senza la necessità di attendere la decisione di un giudice: questo potere di autocorrezione si chiama “autotutela”.

La competenza ad effettuare la correzione è generalmente dello stesso Ufficio che ha emanato l’atto. Quindi in realtà il diritto all’autotutela è dell’ente che ha emesso l’atto anche se l’istanza è da parte del contribuente. In pratica il contribuente con l’istanza di autotutela sprona l’amministrazione a rivedere il suo operato e ad attivarsi ad esercitare il diritto che ha la stessa a rettificare il proprio errore per evitare lungaggini e dunque costi che andrebbero a gravare sull’amministrazione stessa.

Per quanto sopra detto un atto illegittimo può essere annullato “d’ufficio”, in via del tutto autonoma, oppure su richiesta del contribuente. Questi, può trasmettere all’ufficio competente una semplice domanda in carta libera contenente un’esposizione sintetica dei fatti e corredata dalla documentazione idonea a dimostrare le tesi sostenute.

Nella domanda occorre riportare:

  • l’atto di cui si chiede l’annullamento;
  • i motivi che fanno ritenere tale atto illegittimo e, di conseguenza, annullabile in tutto o in parte.

I casi più frequenti di autotutela si hanno quando l’illegittimità deriva da:

  • errore di persona;
  • evidente errore logico o di calcolo;
  • errore sul presupposto dell’imposta;
  • doppia imposizione;
  • mancata considerazione di pagamenti regolarmente eseguiti;
  • mancanza di documentazione successivamente presentata (non oltre i termini di decadenza);
  • sussistenza dei requisiti per fruire di deduzioni, detrazioni o regimi agevolativi, precedentemente negati;
  • errore materiale del contribuente, facilmente riconoscibile dall’Amministrazione.

L’annullamento dell’atto illegittimo può essere effettuato anche se:

  • il giudizio è ancora pendente;
  • l’atto è divenuto ormai definitivo per decorso dei termini per ricorrere;
  • il contribuente ha presentato ricorso e questo è stato respinto per motivi formali (inammissibilità, improcedibilità, irricevibilità) con sentenza passata in giudicato.

L’annullamento dell’atto illegittimo comporta automaticamente l’annullamento degli atti ad esso consequenziali (ad esempio, il ritiro di un avviso di accertamento infondato comporta l’annullamento della conseguente iscrizione a ruolo e delle relative cartelle di pagamento) e l’obbligo di restituzione delle somme riscosse sulla base degli atti annullati. Il vantaggio da parte del contribuente è che non risulta necessario rivolgersi ad un professionista per proporre l’istanza qualsiasi sia il valore della controversia.

Carmine Di Filippo
Dottore Commercialista
Revisore contabile
Consulente per la riscossione degli enti locali

 

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