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Caso Abu Omar: l’Italia condannata dalla Corte di Strasburgo

Oggi 23 febbraio 2016 la Corte europea di Strasburgo ha condannato l’Italia per aver violato i principi della Convenzione europea per la tutela dei diritti dell’uomo in merito al caso ‘Abu Omar’.

A causa dell’applicazione del principio del segreto di Stato (in vigore in Italia tra il 2005 e il 2013 sotto i governi Prodi, Berlusconi, Monti e Letta) e con la non richiesta di estradizione dei condannati e latitanti agenti Cia, il governo italiano lasciò che Nasr Osama Mostafa Hassan, detto Abu Omar, estremista imam egiziano della moschea milanese di via Quaranta, venisse rapito da agenti della Cia, il 17 febbraio 2003 e torturato in Egitto, al tempo in cui era indagato dalla Procura di Milano per associazione con finalità di terrorismo internazionale (che gli costò nel nel 2013 una condanna a 6 anni).

In sostanza l’Italia – ha sentenziato la Corte di Strasburgo – ha applicato impropriamente il legittimo principio del segreto di Stato, facendo in modo che i responsabili per il rapimento, la detenzione illegale e i maltrattamenti adell’imam Abu Omar “non dovessero rispondere delle loro azioni”. A fronte di queste prove, la Corte ha dunque stabilito che le autorità italiane erano a conoscenza che Abu Omar era stato vittima di un’operazione di ‘extraordinary rendition’, e che nonostante ciò non agirono per far sì che venisse rispettato il suo diritto a non essere sottoposto a tortura e maltrattamenti.

“Nonostante gli sforzi degli inquirenti e giudici italiani, che hanno identificato le persone responsabili e assicurato la loro condanna, questa è rimasta lettera morta a causa del comportamento dell’esecutivo”, ha spiegato la Corte europea dei diritti umani.

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