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Caso Bozzoli, Ghirardini: lite in fonderia dopo scomparsa titolare

Emergono nuovi dettagli sui contenuti del colloquio intercorso due giorni fa tra le quattro sorelle di Beppe Ghirardini e l’avvocato Marino Colosio che le rappresenta nell’ambito delle indagini sul giallo di Marcheno. Le donne, che definiscono “meschini” i pettegolezzi e le illazioni sul conto del loro fratello, secondo cui sarebbe lui il responsabile della scomparsa e presunto omicidio del suo titolare, Mario Bozzoli, rigettano con forza la tesi del suicidio portata avanti dalla Procura.

Sono convinte che “Beppe sia stato ucciso da qualcuno. Una o più persone che erano con lui quando ha ingerito quella capsula di cianuro”, molto probabilmente cospargendosi la bocca di una sostanza oleosa – ora al vaglio dei Ris – per facilitare l’ingestione della bacca di cianuro, lunga 4 cm e difficile da inghiottire, che ne ha cagionato la morte.

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L’operaio della fonderia dove l’8 ottobre scorso è scomparso uno dei suoi titolari, l’imprenditore 50enne Mario Bozzoli, avrebbe avuto un’accesa discussione in azienda, all’indomani della sparizione del suo datore di lavoro. Ne hanno dato notizia agli organi di stampa le sue sorelle. “Dopo la visita alla caserma dei carabinieri, andò in ditta a timbrare il cartellino e lì ebbe una discussione accesa. Vide che nonostante la scomparsa di Mario, tutti i dipendenti erano regolarmente al lavoro, così come il fratello di Mario, Adelio Bozzoli, e i figli” – così una delle sorelle Ghirardini – “Beppe, che era un uomo di cuore, si infuriò. Disse ai colleghi: “Ma siete matti a lavorare come se niente fosse? Mario non si trova e voi a lavorare …!”.

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