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Caso Bozzoli, morte Ghirardini no suicidio: la famiglia chiede si indaghi per omicidio

La famiglia di Giuseppe Ghirardini rigetta con forza l’ipotesi che l’operaio della fonderia Bozzoli si sia suicidato. Il 50enne non avrebbe avuto alcun motivo per togliersi la vita, come ribadito anche quest’oggi durante la trasmissione Storie Vere, in onda su Rai 1. Beppe Ghirardini aveva appena organizzato l’arrivo del figlio dal Brasile per Natale, e non era depresso. Ma turbato. Qualcosa, dal giorno in cui scomparve il suo datore di lavoro, Mario Bozzoli, lo tormentava, tanto da indurlo a non recarsi più al lavoro, fino al 14 ottobre, giorno della sua misteriosa scomparsa e morte.

I suoi familiari – si è appreso durante la trasmissione – rigettano dunque la pista investigativa battuta dagli inquirenti che indagano contro ignoti per il reato di istigazione al suicidio, e chiedono invece si apra un fascicolo per omicidio. Perché Ghirardini – appassionato cacciatore e dunque dotato di armi da fuoco – avrebbe dovuto allontanarsi più di 100 km da casa per farla finita e, soprattutto, scegliere di uccidersi in modo così anomalo e complicato? La capsula artificiale che l’ha ucciso, lunga 4 cm e contenente del cianuro, ritrovata nel suo stomaco durante l’autopsia, è infatti una trappola per animali usata dai bracconieri, fuori commercio dagli anni ’70.

Ad alimentare l’ipotesi che di duplice omicidio si tratti, quello di Ghirardini e del suo titolare, Mario Bozzoli, i movimenti sospetti della Fiat Punto Bianca che passa 5 volte nella rotatoria distante 300 metri dalla fonderia proprio nei minuti in cui Bozzoli la sera dell’8 ottobre spariva nel nulla, e del Suv di colore blu scuro (pressoché identico a quello in uso al fratello e socio dell’imprenditore scomparso) che, proveniente dalla ditta di Marcheno alle 22.49 di quella stessa sera, si ferma per più di un minuto davanti ad un cassonetto della spazzatura. Rafforzano inoltre la concreta possibilità che tra i fratelli soci vi fossero seri screzi ed antagonismi, la parole di uno degli operai presenti in ditta la sera della scomparsa di Bozzoli, che avrebbe riferito agli inquirenti di accesi attriti tra i fratelli Mario e Adelio, in merito ai presunti furti di materiale fatti da quest’ultimo, allo scopo di favorire l’ascesa della sua nuova azienda di Bedizzole, confermando dunque la versione data agli inquirenti dalla moglie dell’imprenditore.

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