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Caso Bozzoli news: acquisti anomali alimentano sospetti su operai indagati

“Ora basta, non ne posso più. Prima  poi ucciderò lo zio Mario”. Queste parole le avrebbe pronunciate Giacomo Bozzoli, nipote trentenne e socio in affari dell’imprenditore scomparso l’8 ottobre scorso a Marcheno, in provincia di Brescia.

Il giovane, indagato per omicidio volontario e distruzione di cadavere insieme al fratello Alex (36 anni) e a due operai (Oscar Maggi e il senegalese Abu) della fonderia in cui è sparito Mario Bozzoli, avrebbe fatto la succitata esternazione al culmine dell’ennesimo scontro verbale con lo zio, con il quale insieme al fratello pare avesse frequenti screzi in merito alla gestione della ditta di famiglia di cui è socio anche suo padre Adelio, fratello di Mario.

Gli inquirenti starebbero cercando riscontri oggettivi della presunta frase pronunciata dal ragazzo in un momento di rabbia, quale prova ulteriore di ciò che Irene Zubani, moglie dell’imprenditore scomparso, disse agli inquirenti poco dopo la sparizione del marito: a suo dire Mario Bozzoli sarebbe stato ucciso e fatto sparire dai suoi stessi familiari, con i quali da tempo, ma soprattutto nei giorni immediatamente precedenti alla scomparsa, avrebbe avuto ripetuti accesi diverbi, tanto da confidarle di temere per la sua incolumità.

Un omicidio forse scaturito da un movente di natura economica, ipotizzano gli investigatori, di cui tuttavia ad oggi non avrebbero prove certe. E anche Beppe Ghirardini, se ancora in vita, sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati: l’addetto ai forni della fonderia di Marcheno era infatti presente nell’azienda al momento della sparizione del suo titolare e quindi, così come Alex e Giacomo Bozzoli, e i suoi due colleghi Abu e Maggi, potrebbe essere stato a conoscenza di cosa effettivamente sia successo all’imprenditore, la sera dell’8 ottobre, poco dopo le 19.30.

Ma Giuseppe Ghirardini è morto per avvelenamento da cianuro il 13 ottobre, e ritrovato il 18 ormai senza vita in località Ponte di Legno, a 100 km da Marcheno. Il suo decesso – questa la ipotesi investigativa – sarebbe direttamente connesso alla scomparsa del suo datore di lavoro.

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Intanto emergono indiscrezioni sulle perquisizioni fatte nelle abitazioni dei due operai della fonderia che hanno fatto scattare gli avvisi di garanzia: sembra – ma della notizia non si avrebbe ancora conferma ufficiale – che nelle loro case siano stati trovati elementi che confermerebbero la tesi dell’accusa. Si tratterebbe di denaro liquido che i due operai avrebbero ricevuto come ‘compenso’ per il presunto l’omicidio, eseguito su commissione di Alex e Giacomo Bozzoli. Ad Oscar Maggi e Abu sarebbe stato infatti chiesto di giustificare alcuni acquisti anomali fatti di recente, che striderebbero non poco con il loro tenore di vita, molto più modesto.

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