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Caso Bozzoli news, operaio indagato disse: “A che temperatura fonde il titanio?”

Prima di Natale, con l’iscrizione di quattro persone nel registro degli indagati, sembrava che il doppio giallo di Marcheno – la scomparsa di Mario Bozzoli, avvenuta la sera dell’8 ottobre scorso, e la misteriosa morte del suo dipendente, Giuseppe Ghirardini, trovato senza vita il 18 ottobre – fosse vicino ad una soluzione, invece ad oggi sembra che l’inchiesta sia in una fase di stallo.

Fonti vicine alla Procura avevano parlato di interrogatori imminenti per 2 dei sospettati, Alex e Giacomo Bozzoli, nipoti dell’imprenditore scomparso, ma ancora, al 20 gennaio 2016, niente si sa in merito né trapelano le possibili date delle audizioni.

Il settimanale Giallo nel numero di questa settimana ha parlato del caso, puntando l’attenzione sui sospetti nutriti dagli inquirenti nei confronti dei due operai della fonderia di via Gitti a Marcheno, Abu e Oscar Maggi, già interrogati e dichiaratisi estranei ai fatti contestati. I loro atteggiamenti dopo la misteriosa scomparsa del datore di lavoro sono da settimane sotto la lente di ingrandimento degli investigatori.

In particolare una domanda fatta più volte da Maggi, poco dopo la sparizione di Bozzoli, ai suoi colleghi: “Colleghi, voi sapete dirmi a che temperatura fonde il titanio?”. Perché proprio questa domanda specifica? La Procura sospetta sia figlia del fatto che l’operaio, venuto a conoscenza da tv e giornali che la protesi in titanio del suo titolare potrebbe essere sopravvissuta alle temperature di fusione di 900 gradi raggiunte dai forni, volesse accertarsi che del corpo dell’imprenditore non fosse rimasta traccia.

>>> leggi tutto sul giallo di Marcheno

Una congettura, questa, che ancora non avrebbe trovato riscontro, giacché l’analisi sulle scorie dei forni è tuttora in corso. L’indagato Oscar Maggi si è difeso dalle accuse dicendo di avere formulato quegli interrogativi ai colleghi di lavoro perché spinto dalla curiosità, dopo avere appreso dai media che i carabinieri del Ris stavano cercando nelle scorie dei forni qualche eventuale residuo della protesi dentaria in titanio del titolare, secondo gli inquirenti morto carbonizzato all’interno di una delle fornaci della sua ditta.

Restano molti dubbi sulla genuinità di questa domanda, che potrebbe invece celare la prova del presunto reato, che secondo il capo d’accusa l’operaio avrebbe ordito insieme al collega e ai suoi due titolari nonché nipoti di Bozzoli. Ma sono solo ipotesi, e senza prove concrete non potranno che rimanere tali.

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