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Caso Bozzoli news: spunta un testimone e rivela dettagli clamorosi che potrebbero dare una svolta alle indagini

Caso Mario Bozzoli, clamorose novità a Quarto Grado. Un testimone oculare solo tardivamente si è deciso a raccontare agli inquirenti la sua verità. Durante la trasmissione di Rete 4 la ricostruzione dettagliata delle sue dichiarazioni agli inquirenti:

Un uomo che passava lungo la strada della tonalina (in località Case di Viso a Ponte di Legno) incrocia un altro uomo, un cacciatore come lui; si tratta di Giuseppe Ghirardini ed ha appena lasciato la sua auto, una Suzuki Vitara grigio scuro, parcheggiata in una piazzola per proseguire a piedi. Ghirardini è lontano più di 100 chilometri dalla sua casa nel Bresciano, e non ha con sé né i cani né il fucile, qui non sta andando a caccia.

Il testimone lo vede avviarsi a piedi sulla stradina, ma quello che non può sapere è che quel giorno – mercoledì 14 ottobre 2015 – Ghirardini è atteso in caserma per essere interrogato in qualità di persona informata sui fatti in relazione alla misteriosa scomparsa del suo titolare Mario Bozzoli, avvenuta all’interno della fonderia Bozzoli srl a Marcheno, intorno alle 19 dell’8 ottobre.

Mario Bozzoli e Beppe Ghirardini

Si sospetta infatti che l’imprenditore sia stato gettato dentro un forno della sua fabbrica. Ghirardini – com’è risaputo – in caserma non andrà mai. Lo troveranno morto quattro giorni più tardi, ucciso da una capsula di cianuro, vicino ad un torrente, a 5 km dal punto in cui aveva lasciato la sua macchina e dove lo avrebbe visto il testimone di cui ha parlato in esclusiva Quarto Grado nella puntata andata in onda venerdì 15 settembre.

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Per gli inquirenti si tratta di suicidio: Ghirardini si sarebbe tolto la vita perché incapace di reggere allo stress provocato dalla tragedia toccata al suo titolare Mario Bozzoli e di cui probabilmente era stato testimone. Tesi mai sposata dalla famiglia dell’uomo, che si dice convinta del fatto che Beppe sia stato drogato e ucciso, messo a tacere perché a conoscenza della verità sulla fine del suo titolare. “Chi lo ha attirato lì voleva a tutti i costi far credere a chi indaga che si è trattato di suicidio”, ripete da mesi la sorella di Ghirardini.

Tutti gli uomini presenti come lui in fonderia quella sera erano infatti finiti nel mirino degli inquirenti, che li hanno da subito iscritti nel registro degli indagati per omicidio. Si tratta degli operai Oscar Maggi e Abu Agi, e i due nipoti – nonché soci insieme al loro padre Adelio Bozzoli di Mario, l’imprenditore scomparso – Alex e Giacomo Bozzoli.

Il testimone avrebbe inoltre detto di avere scambiato qualche parola con Ghirardini, di avergli sconsigliato di proseguire a piedi il suo cammino per il rischio in quel sentiero di caduta di sassi, ma Ghirardini gli avrebbe risposto facendo spallucce e continuando a camminare. Il testimone aggiunge poi un dettaglio importante e clamoroso, che potrebbe dare una svolta al caso: dice infatti di aver incrociato in auto, sempre su quella strada, un’auto scura di grossa cilindrata con i vetri posteriori scuri; ma sul sedile di guida e su quello del passeggero avrebbe riconosciuto proprio due degli uomini indagati per la morte di Bozzoli. Si tratta di una suggestione o è la verità? Ghirardini aveva appuntamento con loro quel giorno, e perché? Quando l’inviata di Quarto Grado intercetta il fratello e i nipoti di Mario Bozzoli all’ingresso della loro nuova azienda a Bedizzole, per chieder loro se a conoscenza del succitato testimone, i tre uomini si rifiutano di parlare con lei commentando: “No guardi, ci avete rovinato la vita grazie”.

 

 

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