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Caso gommista Arezzo, Fredy Pacini racconta: «Si avvicinava col piccone, gli ho sparato per paura»

“Siamo tutti con te” recita uno striscione che qualcuno ha appeso fuori dal suo capannone. Ma a Fredy Pacini, il gommista e rivenditore di biciclette di Monte San Savino (Arezzo) che ha ucciso un ladro che lo minacciava dopo un tentativo di furto, la solidarietà non basta. Fredy è un uomo a pezzi per quello che gli è capitato. L’ennesimo tentativo di furto, la paura di essere ucciso, la disperata difesa. «Quell’uomo è morto e ho il cuore spezzato – dice Fredy – ma sono tranquillo con la mia coscienza. Ho avuto paura d’essere ammazzato e non avrei mai sparato per salvare le mie biciclette». Parla con il suo avvocato e le sue parole sono raccolte dal Corriere della Sera. Parla a fatica, tanto che non ce la fa nemmeno a dialogare con Matteo Salvini in persona, quando il ministro degli Interni ieri telefona per sottolineare la vicinanza delle istituzioni. «Ringrazialo tanto, ma devi dire al signor ministro che proprio non ce la faccio a parlargli, però lo rispetto come persona e come istituzione», avrebbe detto al suo legale.

Fredy Pacini, il racconto di quella terribile notte

«Quando mi sono alzato dal letto, svegliato dal rumore della vetrata infranta ho capito che ci stavano provando ancora una volta e ho preso la pistola. Allora mi sono affacciato alle scale e l’ ho visto. Lui era già entrato nel magazzino, aveva il piccone in mano, lo brandiva come un arma, aveva il volto coperto da un passamontagna. Il suo complice stava scavalcando la finestra, ma poi si è fermato». Il racconto dell’imprenditore aretino mette i brividi. Fredy, 57 anni e una vita dedicata al lavoro di gommista e commerciante di biciclette, ha avuto paura. «Ho puntato l’arma verso il malvivente con il piccone – ricorda -, ma ho avuto la sensazione che quell’uomo volesse raggiungermi». Quindi gli spari, la chiamata ai Carabinieri con la richiesta di allertare anche il 118 perché c’era un uomo ferito. «Era spavaldo, pericoloso. Allora ho mirato alle gambe e ho sparato dall’alto verso il basso e quando ho visto il ladro fuggire dalla finestra credevo di non averlo colpito. Invece…». Invece Vitalie Tonjoc, uno dei due malviventi entrati nell’azienda di Pacini quella notte, morirà a causa dei colpi d’arma da fuoco.

 

Tormentato dai continui furti

Decine di furti, almeno 38, solo alcuni dei quali denunciati. Fredy Pacini era tormentato dai continui assalti ai danni della sua attività. Tutti i conoscenti lo descrivono com un uomo tranquillo, dedito al lavoro. Tornato da ragazzino dal Venezuela dove è nato da genitori italiani emigrati, Fredy in paese è “l’emblema dell’uomo tutto lavoro e famiglia”. Con l’escalation di furti ai danni della sua attività, posta vicina all’autostrada e quindi facilmente attaccabile da parte dei malviventi, Fredy viveva sempre più spesso in azienda, fino ad arrivarci a dormire insieme alla moglie, armato. «Gli antifurti? Inutili  – dice – perché io per arrivare al lavoro impiegavo pochi minuti, ma i ladri sempre meno tempo di me». Fino alla tragica alba di ieri, mercoledì 28 novembre. Ora Freddy è indagato per eccesso colposo di legittima difesa.

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Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

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