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Caso Marò: l’ipotesi di una Corte Internazionale

L’ambasciatore italiano in India, Daniele Mancini, ha comunicato formalmente  che i marò non faranno rientro in India e la tensione sale. L’India si aspetta che l’Italia onori gli impegni presi dinanzi alla Corte Suprema e che i marò ritornino entro il 22 marzo, data di scadenza del permesso loro concesso per le votazioni. L’ipotesi di un mancato rientro  sarà valutata molto seriamente dall’India, con l’adozione di misure forti nei confronti dell’Italia e con la formale apertura dell’ incidente diplomatico.

Ma come si spiega la decisione della Farnesina nel contesto dei rapporti diplomatici internazionali? La tesi da sempre sostenuta dall’Italia ricalca la linea delle convenzioni internazionali. In questo caso, essendosi l’incidente verificato in acque internazionali, la giurisdizione appartiene all’Italia in quanto il fatto si è consumato su nave battente bandiera italiana. Tuttavia le autorità indiane, pur riconoscendo che l’incidente si è verificato in acque internazionali, hanno disconosciuto la competenza del tribunale del Kerala, affidando la competenza ad un tribunale speciale, non ben definito, così aprendo la strada ad una procedura lunga e burrascosa che difficilmente avrebbe visto una soluzione nell’arco di poco tempo.

Dalla Farnesina fanno sapere che, vista l’inadeguatezza della risposta delle autorità giurisdizionali indiane, l’Italia si vede “costretta ad uscire dai confini dell’India” seguendo i canali della giustizia internazionale.  Potrebbe essere il Tribunale del Mare di Amburgo, il giudice che vigila sulla corretta applicazione del diritto internazionale marittimo (Unclos), ad affrontare definitivamente la questione.

Marò Italiani Arrestati in India Licenza

Latorre e Girone, intanto, resteranno in Italia e continueranno a fare il proprio mestiere. Si dicono felici della decisione e soprattutto del fatto che l’Italia non li ha mai abbandonati.

Intanto anche l’Unione Europea è intervenuta nella disputa tra i due stati auspicando, mediante il portavoce per la politica estera Catherine Ashton, che si trovi una soluzione nel rispetto della Convenzione ONU sul diritto del mare e delle leggi nazionali.

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Written by Ennio Lo Chiatto

Nato ad Avellino il 9 aprile del 1981, background giuridico e grande interesse per la geopolitica e la politica internazionale. Appassionato di nuoto e arti marziali, con l'hobby del pianoforte, quando possibile scappa dal rumore della città per cercare il contatto con la natura selvaggia. L'esperienza gli ha insegnato che nella vita si vince e si perde ma l'importante è dare sempre il massimo. Per Urban Post scrive soprattutto di attualità internazionale.

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