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Caso Marò: nessuna garanzia sulla pena di morte

La tensione diplomatica tra Italia e India continua ad  accentuarsi ogni giorno di più, con la conseguenza che ogni dichiarazione, se non calibrata attentamente, rischia di causare pericolose incomprensioni tra i due paesi. Dopo le affermazioni del sottosegretario agli esteri De Mistura,  per cui i fucilieri di marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non rischiano la pena di morte,  dall’India sopraggiunge la smentita. De Mistura sostiene di aver avuto garanzie scritte ufficiali da parte del ministro degli esteri indiano, che rassicurano l’Italia e garantiscono la non applicazione della pena di morte nella gestione del caso.

A stretto giro, le affermazioni, secche e lapidarie, del ministro della giustizia indiano, Ashwani Kumar, negano l’esistenza di tali garanzie.  La giurisdizione sul caso continua ad essere il punto nevralgico della questione. Nonostante si sia velocizzata la procedura per l’istituzione del tribunale speciale, l’iter è ancora lungo e complesso.

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Il Kerala, stato in cui vennero arrestati Latorre e Girone, continua ad esercitare forti pressioni sul governo centrale per ottenere la giurisdizione del caso o, quanto meno, l’istituzione del tribunale speciale all’interno del proprio ambito territoriale. Il tribunale speciale dovrà decidere a quale organo affidare il caso. Se la questione sarà decisa dalla giurisdizione internazionale, la competenza verrà attribuita automaticamente alla giustizia italiana in base alla Convenzione ONU sul Diritto del Mare.

Non si placano, intanto, le polemiche sulla gestione del caso da parte dell’Italia. Buona parte dei politici italiani parlano di “farsa”, altri evidenziano la progressiva mancanza di credibilità, a livello internazionale, del nostro paese. L’opinione pubblica in generale punta il dito contro l’instabilità politica, che si riflette a livello italiano e internazionale.

 

 

 

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