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Caso Marò, svolta: scagionati da documenti indiani

Svolta nel Caso Marò: le carte depositate dall’India al Tribunale del Mare di Amburgo a testimonianza della colpevolezza di Girone e Latorre, andrebbero invece a scagionare i due militari italiani.

Secondo il Quotidiano Nazionale, infatti, questi documenti conterrebbero la relazione dell’autopsia dalla quale si evince che, a sparare, siano stati proiettili differenti da quelli in dotazione ai due marò italiani. I Marò usano la dotazione Nato con fucili mitragliatori Beretta AR 70/90 e Minimi, calibro 5,56: ben diversa è invece l’ogiva che, secondo il referto autoptico, è stata estratta dal corpo di una delle vittime. Nella relazione dell’autopsia, infatti, si parla di un proiettile lungo 31 millimetri, con una circonferenza di 20 millimetri alla base e di 24 nella parte più larga.

Il Quotidiano Nazionale riferisce poi di testimonianze-fotocopia dei tre sopravvissuti allo scontro a fuoco del 15 Febbraio 2012: il giornale spiega come tutti i testimoni usino le stesse parole e, addirittura, commettano il medesimo errore nello scrivere il nome della petroliera, “Enrica Lexi” anziché “Enrica Lexie”. Anche la loro vita dopo la sparatoria viene descritta nello stesso identico modo sulle fotocopie, ‘Indicibile miseria e una agonia della mente, una perdita di introiti’ e ‘La nostra ordalia non è finita’. Il Quotidiano Nazionale rivela infine che il Gps del peschereccio Saint Antony venne consegnato alla polizia solo 8 giorni dopo l’accaduto, insieme ad un computer in pessime condizioni. “Insomma, volendo, ci fu tutto il tempo per manomettere i dati registrati dall’apparecchio” conclude il QN.

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