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Caso Meredith, conferenza stampa di Raffaele Sollecito: “E adesso non chiamatemi più assassino”

“Mi sento come un sequestrato che dopo 7 anni e 5 mesi è tornato in libertà”, Raffaele Sollecito apre così la conferenza stampa indetta oggi alle 12 dal Centro Congressi di Roma per rendere conto a mezzo stampa del suo stato d’animo a pochi giorni dalla sentenza della Cassazione che lo ha assolto in via definitiva. “Dopo 4 anni di carcere e un percorso giudiziario durato un tempo infinito, le mie ferite non si rimargineranno mai. Sono stato additato come un assassino, ho percepito tanto livore nei miei confronti”, così il giovane ingegnere di Bisceglie, affiancato dai suoi avvocati Giulia Bongiorno e Luca Mauri, ancora frastornato dal suo ritorno alla vita.

“Questa sentenza è la verità processuale che stavolta coincide con la realtà dei fatti. E d’ora in poi nessuno dovrà chiamarmi assassino… questa vicenda doveva finire così”, ha detto Sollecito, che per 7 anni e 5 mesi ha dovuto “sopportare un fardello che mi impediva di avere dei sogni, ora voglio solo ritornare a vivere”. Ha ammesso di avere sentito Amanda Knox per telefono proprio nei giorni scorsi, Sollecito: “Ci siamo scambiati gli auguri reciprocamente, non so se la rivedrò mai”, ha poi concluso.

Infine, a scanso di equivoci, l’avvocato Bongiorno ha preso la parola per fare una precisazione: “Smentiamo le voci che nelle ultime ore ci hanno dipinti come ‘assetati di vendetta’ per eventuali errori commessi dai giudici in questa vicenda”, ha detto il legale, allontanando la possibilità di una imminente istanza per ingiusta detenzione del suo assistito. Se ci sarà, ha fatto capire l’avvocato Bongiorno, si tratterà di una decisione che richiederà una lunga riflessione ed un imprescindibile ‘distacco’ temporale dalla vicenda.

 

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