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Caso Totti Spalletti, tutto sotto controllo: lo dice un Pupone mai razionale tra campo e microfoni

Qualche giorno fa per i fan del mondo del calcio è stato “Natale”, almeno così è parso sui social. Il quarantanovesimo compleanno di Roberto Baggio, tra Facebook e Twitter, ha avuto una risonanza spaventosa, sintomo che il Divin Codino non sia mai passato di moda. Qualche giorno dopo, invece, il social network si è trasformato in pubblica piazza per discutere di un altro campionissimo prossimo ad appendere gli scarpini al chiodo: Francesco Totti. Del “Pupone” potremmo dire tutto e il contrario di tutto: tanto forte quanto bonaccione, doti tecniche spaventose tanto quanto l’ingenuità di chi, spesso, si fa dominare dall’istinto e non dalla razionalità.

In fondo il suo essere fuoriclasse è anche questo: pensate a Francesco Totti razionale sul rettangolo verde, sarebbero solo sbiaditi ricordi o intime illusioni quei colpi di tacco, quelle aperture al volo, quei cambi di gioco ad occhi chiusi, quei cucchiai lontano mille miglia dalla porta avversaria ma capaci di superare il portiere e far impazzire di gioia milioni di suoi fan. E pensate a Francesco Totti razionale: quel rigore al 94’ in Italia-Australia (a Francè, per quanto ho urlato mi devi indietro due corde vocali) non sarebbe mai esistito, quel “Cannavaro, Cannavaro, via il contropiede per Totti, dentro il pallone per Gilardino, Gilardino…” di Caressa sarebbe stata solo una pura illusione di chi ha amato il Pupone. Chi avrebbe recuperato da un infortunio gravissimo a pochi mesi dal Mondiale? Una persona riflessiva avrebbe detto: “Eh vabbè, è andata così, metto l’anima in pace.” Non Totti. Come non ricordare questo bel castano tipico pischello di borgata romana con la 20 sulle spalle e un cucchiaio in semifinale di Euro2000 o il primo gol con la maglia azzurra (fortuna, la mia è solo fortuna: assistere al primo gol di Totti con l’Italia) da centrocampo contro il Portogallo allo stadio “Oreste Granillo” di Reggio Calabria. Fosse stato riflessivo, non avremmo mai goduto di Francesco Totti.

Ma dove lo troveremo un altro dieci che segna e invita gli avversari a smetterla perché “Vi ho purgato ancora”, lo inventeranno ancora un altro dieci che si dichiara alla propria futura moglie con un “6 bellissima”? Probabilmente no, anche perché oggi non puoi esultare che sei ammonito: fanno bene Balotelli, Berardi, le giovani leve che segnano grandissimi gol ma non esultano. Cavolo, vuoi mettere il rischio di un giallo? Meglio essere riflessivi, per questo non saranno mai Francesco Totti. Il capitano della Roma usi la testa, si faccia consigliare dall’amico Vito Scala (oh, irrazionalità per irrazionalità, al Picchi di Livorno un altro po’ non lo mandavi giù nel sottopassaggio Francè) e decida cosa sia meglio per lui nel prossimo futuro. Se vuole continuare a giocare potrà anche farlo nella Roma ma capendo quale possa essere il suo reale impiego e con quali pretese voler essere punto di riferimento, a quarant’anni, per una squadra di vertice. Se vuole fare altro, invece, Totti stia tranquillo: non ci sarà mai un altro come lui, comunque vadano le cose in futuro. Baggio ne è la dimostrazione, i grandi campioni non si dimenticano mai, anche in un mondo malsano come quello calcistico. E Totti sarà sempre la Roma.

E se invece quello che ha sbagliato fosse proprio il capitano? LEGGI QUI IL NOSTRO PUNTO DI VISTA

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