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Caso Yara, chiesto ergastolo per Bossetti: “Incapace di controllare impulsi”

Massimo Bossetti “è tutta la vita che racconta bugie”, contro di lui “indizi gravi, precisi e concordanti”: così il pubblico ministero titolare dell’inchiesta sull’omicidio di Yara Gambirasio, ieri in aula a Bergamo, nell’argomentare la sua richiesta di condanna all’ergastolo e 6 mesi di reclusione in isolamento diurno per l’unico imputato nel procedimento, ovvero il carpentiere bergamasco 45enne.

La traccia di Dna misto (della vittima e di ignoto 1, che per l’accusa è Bossetti) in prossimità del taglio sugli slip della vittima, la prova regina – “faro dell’inchiesta”, l’ha definita il pm durante la sua requisitoria fiume – che renderebbe Massimo Bossetti responsabile di un delitto tanto efferato. Pur non essendo stato identificato un movente certo – “ma questo non rende meno significativo” il tutto, ha precisato il pm – per Letizia Ruggeri è fuor di dubbio che l’imputato è incapace di contenere i suoi impulsi sessuali nei confronti di donne di ogni età. Tesi, questa, corroborata anche delle lettere scabrose che Bossetti ha indirizzato ad una detenuta del carcere di Bergamo mai incontrata prima, pur cosciente del fatto che la corrispondenza dei detenuti viene controllata e che il capo di imputazione nei suoi confronti è di omicidio aggravato a sfondo sessuale.

Contestate a Bossetti le aggravanti delle sevizie e della crudeltà: l’imputato per l’accusa ha voluto infliggere sofferenze alla vittima, lo proverebbe la natura delle lesioni da arma da taglio rinvenute sul cadavere della ginnasta, ferite inflitte non per uccidere ma per torturare (l’autopsia certificò infatti che Yara morì di freddo poche ore dopo l’aggressione subita). Massimo Bossetti – che si dichiara innocente e totalmente estraneo alle accuse rivoltegli – a detta del pubblico ministero non è stato mai collaborativo nei confronti degli inquirenti e, per scagionare se stesso, subito dopo l’arresto accusò del delitto un ex collega di lavoro. Accusa costatagli anche la contestazione del reato di calunnia. Domani, venerdì 20 maggio, la parola passerà alle parti civili. La sentenza di primo grado è attesa per metà giugno.

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