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Caso Yara condanna Massimo Bossetti news, suo consulente attacca: “Ci sono ancora campioni di Dna da analizzare”

Omicidio Yara Gamnirasio ultime news: Massimo Bossetti condannato all’ergastolo anche in appello. Le motivazioni della sentenza depositate ieri sono destinate a far discutere, soprattutto il passaggio in cui il presidente della Corte d’Assise di Brescia, Enrico Fischetti, spiega perché all’imputato non è stata concessa la tanto anelata super perizia sul Dna.

E’ valida la prova del Dna “perché non sono stati violati i principi del contraddittorio e delle ragioni difensive riguardo la prova regina che ha portato all’ergastolo Massimo Bossetti per il delitto di Yara Gambirasio. Quello che è certo è che in ogni caso non vi sono più campioni di materiale genetico in misura idonea a consentire nuove amplificazioni e tipizzazioni. Si deve quindi ribadire ancora una volta e con chiarezza che un’eventuale perizia, invocata a gran voce dalla difesa e dallo stesso imputato, sarebbe un mero controllo tecnico sull’operato dei Ris e quindi la famosa perizia genetica sarebbe necessariamente limitata ad una mera verifica documentale circa la correttezza del lavoro dei Ris e dei consulenti dell’accusa pubblica e privata”.

Spiegazione rispedita al mittente da Marzio Capra, il biologo, ex Ris, che lavora presso i laboratori di Genetica forense dell’Università degli Studi di Milano, facente parte del pool difensivo di Massimo Bossetti, che ai microfoni di ‘Legge o Giustizia’ su Radio Cusano Campus ha commentato le succitate motivazioni.

Nella sentenza il Presidente scrive che il test del Dna sarebbe irripetibile poiché non vi sarebbe più materiale repertato su cui svolgere nuovi accertamenti, Capra contesta ciò: “Non so sulla base di quali elementi si possa ritenere questo test irripetibile. Non lo so perché mi è stato impedito, sia in primo grado che in secondo, di vedere ed analizzare la ‘prova’ portata contro Bossetti. Mi devo basare su ciò che ha dichiarato chi ha avuto accesso diretto ai reperti. Il professor Casari, ad esempio, il quale ha riferito di aver avuto nel proprio laboratorio, e di avere probabilmente ancora, decine e decine di campioni di DNA contenenti il fantomatico “Ignoto 1″ però di non averli potuti analizzare con le tecniche a sua disposizione”.

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“Non si può dire a priori cosa ci sia dentro una traccia mai analizzata. Dire che da certe tracce non si possa ricavare nessun profilo genetico utile a mio avviso non ha senso”, ha poi aggiunto, sottolinenado quelle che a suo dire sono tante altre inesattezze presenti nel fascicolo delle motivazioni.

“Gli errori sono tanti e distribuiti in più punti. Tra l’altro ci sono anche osservazioni su comportamenti etici fuori luogo. Io non ho sbagliato dal punto di vista etico dato che questa mia attività di consulente l’ho fatta gratuitamente. Dall’altra parte, chi ha fatto le analisi le ha realizzate facendo sborsare centinaia di migliaia di euro. Sentirmi dire che non ho avuto un comportamento deontologicamente elegante, come scritto in sentenza, è sbagliato. Io non ho contestato i risultati dell’accusa. Ho detto  che queste analisi, fatte dai consulenti tecnici dell’accusa, mostrano delle criticità una rispetto alle altre e sono talmente evidenti che gli stessi consulenti non hanno saputo dare spiegazioni in merito. Quando dalle analisi del DNA vengono fuori delle anomalie bisogna approfondire. Inoltre, quando le analisi sono precise vanno anche contestualizzate”.

Traccia di Dna: esaurita o no?

Il genetista ha detto al riguardo: “Questa traccia “straordinaria” mancava invece di una componente. In alcuni momenti dava risultati non utilizzabili. Poi si è visto che è stata consumata completamente. Se si presta fede a quanto scritto dai consulenti tecnici dell’accusa sembrava si potessero fornire migliaia di ripetizione del test. Invece si dice che dopo 6-7 ripetizioni la traccia si sia esaurita completamente.  È incredibile che un uomo condannato all’ergastolo non abbia la possibilità di verificare queste tracce in un contraddittorio. Prima hanno parlato i consulenti tecnici dell’accusa. Poi ho parlato io e nessuno mi ha risposto. La cosa è finita lì. Le risposte mi sono state date da un pubblico ministero, non da uno scienziato. Il contraddittorio c’è stato a livello di avvocati, non a livello di tecnici”.

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