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Caso Yara Gambirasio, Bossetti: “Passavo da Brembate per acquistare le figurine ai miei figli”

Continua il processo a Massimo Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio; oggi il principale imputato è tornato in aula davanti ai giudici della Corte d’Assise di Bergamo per difendersi, continuando ad affermare che il furgone ripreso dalle telecamere non fosse il suo visto che quello posseduto dal muratore di Mapello avrebbe un difetto di fabbricazione diversamente da quello delle immagini.

Presente in aula anche la moglie Marita che ha portato con sé alcuni album di figurine dei figli, come prova del fatto che l’uomo si sarebbe recato a Brembate soltanto per andare dagli edicolanti della zona ai quali aveva lasciato addirittura il suo numero di telefono; in particolare Bossetti si recava ogni sera ad acquistare le figurine al ritorno da lavoro, anche nel chiosco di fronte alla palestra dove sparì Yara Gambirasio.

“Avevo lasciato il mio numero agli edicolanti, in modo tale che quando arrivavano alcune serie mi chiamassero perché io dovevo completare tutte le raccolte”, alle parole di Bossetti sono seguite le testimonianze dei titolari delle attività di cui ha parlato che tuttavia hanno affermato che l’uomo non era un cliente abituale. Massimo Bossetti si è difeso dicendo che hanno mentito.

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