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Caso Yara, i peli ritrovati sul suo corpo non sono di Bossetti: esito perizie dà ragione al muratore

L’esito delle perizie condotte dai tecnici dell’Università di Pavia sulle tracce pilifere rinvenute sul cadavere di Yara Gambirasio dà ragione a Massimo Bossetti: quei peli non appartengono a lui. Si tratta di 200 peli, di cui solo una decina umani, che non sono in alcun modo riconducibili al muratore di Mapello, in carcere dal 16 giugno con l’accusa di aver ucciso la ginnasta di Brembate. Di quei peli umani due apparterrebbero alla stessa persona ma è pressoché impossibile stabilire chi sia.

Anche l’esito delle analisi su oggetti, affetti personali e strumenti da lavoro sequestrati dopo l’arresto darebbe ragione a Massimo Bossetti: si tratta dei cutter ed altri attrezzi da lavoro usati in edilizia dal carpentiere, alcuni dei quali stando all’accusa sarebbero stati utilizzati dall’indagato per uccidere Yara. Tra questi anche il cellulare del carpentiere. Ebbene, analizzati a lungo dai carabinieri del laboratorio di Parma, questi oggetti non hanno offerto alcun elemento utile alle indagini o comunque comprovante la colpevolezza di Massimo Bossetti.

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