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Caso Yara, interrogati i familiari di Massimo Bossetti: scena muta davanti al pm

Massimo Giuseppe Bossetti è in carcere dal 16 giugno 2014 perché accusato di avere ucciso Yara Gambirasio, inchiodato dal suo Dna, riscontrato sui leggings e sugli slip della giovane ginnasta di Brembate. Il 24 novembre scorso il muratore di Mapello è stato convocato dalla Procura di Bergamo per rispondere ad alcune domande ma si è avvalso della facoltà di non rispondere.

E venerdì scorso anche i suoi familiari sono stati convocati dal pm Letizia Ruggeri, che ha chiesto di poterli interrogare in qualità di persone informate sui fatti. La moglie di Bossetti, Marita Comi, suo fratello Agostino, e il fratello di Massimo, Fabio, entrambi accompagnati dalle mogli, si sono presentati al comando provinciale dei carabinieri di Bergamo. Di fronte al pm, però, hanno fatto scena muta, scegliendo di adottare la stessa linea dell’indagato, avvalendosi di una facoltà concessa loro dalla legge in quanto parenti stretti del carpentiere. Solo la moglie di Agostino Comi ha dovuto rispondere alle domande poiché il grado di parentela che la lega a Bossetti non è sufficientemente stretto.

Una prassi perfettamente coerente con la strategia voluta dai legali di Massimo Bossetti, Claudio Salvagni e Silvia Gazzetti, i quali da settimane accusano la Procura di “avere fatto pressioni inaccettabili sul loro assistito” sulla scorta di quanto da lui dichiarato e riferito “per spingerlo a fare delle confessioni”.

 

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