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Caso Yara, la disperazione di Massimo Bossetti: il messaggio affidato al suo avvocato

Come annunciato qualche ora fa attraverso un post sul suo profilo Facebook, Claudio Salvagni al termine di un colloquio in carcere con Massimo Bossetti, su richiesta del suo assistito ha reso pubblico un lungo commento in cui fa un resoconto dell’incontro avuto con lui, che in tanti tra i suoi contatti hanno ricondiviso sul social. Massimo Bossetti affranto, disperato e in lacrime, così lo descrive il suo legale: “Esco dal carcere con il dolore nel cuore. Parlare con Massimo è sentire la sofferenza, sofferenza pura, di chi si interroga e non trova risposte se non altro dolore. Ho davanti a me un uomo disperato per quella che ritiene una assurda privazione della libertà, una negazione – ancora più incredibile – dei suoi diritti di difesa”.

Bossetti, è noto, nega ogni responsabilità nell’omicidio di Yara Gambirasio, e attende il processo d’Appello per dimostrare la sua innocenza. Insiste, Bossetti, nel chiedere al suo difensore il perché non gli sia stata concessa la perizia sul Dna – prova regina che per la Corte d’Assise di Bergamo lo inchioderebbe – unica possibilità per dimostrare la sua estraneità ai fatti che gli vengono contestati. La domanda ripetuta all’infinito come in un vero loop mentale è: “perché non ci hanno concesso la perizia nonostante io l’abbia praticamente chiesta in ginocchio? PERCHE?”, “Senza perizia non potrò mai dimostrare la mia innocenza!” – spiega Salvagni su Facebook –Le lacrime scorrono senza barriere, bagnano le nostre mani strette a cercare quella forza che ormai sembra del tutto svanita. Sono come macigni che sento anche sulla mia coscienza di uomo e avvocato che crede nella giustizia”.

Salvagni pubblica poi – su richiesta di Bossetti – alcuni stralci dei temi scolastici della figlia del muratore di Mapello: “Leggiamo insieme dei pensieri della piccola A. che nella sua dolcezza e sincerità descrive frammenti di vita normale, ormai lontano ricordo. Massimo mi ha chiesto di pubblicarne qualcosa delle parole di sua figlia e lo faccio con piacere accompagnando con i miei pensieri ciò che non abbisogna di altro commento se non la meditazione della situazione carceraria in generale e, soprattutto, di chi non è stato ancora giudicato definitivamente colpevole del reato che gli viene attribuito”. L’avvocato poi ha posto un quesito: “E’ stato quello contro Massimo un giusto processo? Ce lo diranno i successivi gradi di giudizio. Per il momento resta un irragionevole trattamento privativo della libertà, incredibilmente differente da altri casi (altrettanto “mediatici” per cui ben noti). Ma, non è forse la legge uguale per tutti? O, forse, per qualcuno, è più uguale?”

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