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Caso Yara, la lettera di Bossetti dal carcere: “Io vittima di un processo fatto in tv”

Fa appello proprio alla televisione che tanto accusa, Massimo Giuseppe Bossetti. L’uomo sospettato di avere seviziato e ucciso Yara Gambirasio, in carcere dal giugno 2014, si sfoga mettendo nero su bianco la sua disperazione in cella, e scrive una lettera indirizzata alle redazioni Mediaset per ‘gridare’, attraverso la parola scritta, la sua innocenza.

Denuncia i danni che la tv gli ha procurato, il carpentiere di Mapello. Quella scatola nera è però una finestra sul mondo per lui, la segue tutti i giorni e la usa per provare a difendersi: “Io dal carcere vi vedo in televisione, ma non posso dire e fare nulla. Non posso difendermi facendo arrivare a voi la mia voce. La mia famiglia è stata colpita, sconvolta. I miei figli sono stati privati del loro padre, anche se il loro papà non è ancora rinviato a giudizio”.

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Questo uno stralcio della lettera di Bossetti di cui ieri sera si è parlato a Matrix, e che oggi Barbara D’Urso ha ripreso, durante la diretta di Pomeriggio 5. La conduttrice ha dato voce al muratore, che ribadisce di essere innocente e chiede di potersi difendere con un processo equo. Il suo legale, Claudio Salvagni, domani presenterà una nuova istanza per chiedere la scarcerazione del suo assistito, che rivendica il diritto di ottenere gli arresti domiciliari giacché, ad oggi, a suo carico non sussiste alcuna richiesta di rinvio a giudizio.

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