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Caso Yara, Marita Comi: ecco le nuovissime dichiarazioni rilasciate a Matrix

Tre figli da mantenere, una casa da mandare avanti, un marito in galera sul quale pesa una delle accuse più atroci, quella di aver strappato alla vita una bambina di appena 13 anni, la consapevolezza che nulla sarà più uguale a prima, una vita da ricostruire. In diretta dagli studi di Matrix, in un “tu per tu” con Luca Telese che non lascia spazio alle indiscrezioni, Marita Comi, moglie di Massimo Giuseppe Bossetti, racconta la sua verità. In attesa del 14 ottobre, giorno in cui l’autorità giudiziaria si esprimerà sulla possibile scarcerazione, la signora Bossetti rompe un’altra volta il silenzio per difendere il marito, e negli studi di Mediaset ribadisce la sua verità. Pantaloni neri, maglioncino color panna e inserti di pizzo, scarpe comode, il volto tirato dall’emozione che il trucco delicato non riesce a nascondere. Così la signora Bossetti si presenta nello studio di Matrix.

aggiornamenti Yara, amanti moglie Bossetti

Telese chiede di non applaudire perché è una serata un po’ particolare. Marita esordisce mostrando la sua timidezza: ” Pensare di andare in uno studio televisivo è come mettermi in un letto di chiodi, ma la partita che è in gioco adesso per difendere mio marito è la cosa più importante.” E alla domanda: “Cosa ha detto a suo marito l’ultima volta che lo ha visto? Gli ha detto che sarebbe venuta qui?” Lei calma, risponde: “Sì, glielo ho detto. Mi ha detto di fare quello che mi sentivo”. Con la freddezza di chi difende i suoi affetti e la sua vita a spada tratta, continua a sostenere l’innocenza del marito affermando che gli inquirenti hanno preso uno sbaglio”. “Questo fatto pesa molto. Ha stravolto la vita a me, ai miei figli, a tutti quelli che ci stanno intorno”, spiega a voce bassa.  All’inevitabile domanda: Cosa le preme dire alla famiglia di una ragazza che è stata trucidata, una famiglia che soffre?”, Marita, con la stessa freddezza, dichiara “Da mamma capisco il loro dolore, ma io sono sicura dell’innocenza di mio marito, sono sicura che l’assassino è ancora in giro.”

Dopo un servizio che ripercorre i momenti salienti della vicenda, dalle presunte bugie della madre di Bossetti, Ester Arzuffi, al momento dell’arresto del muratore di Mapello, arrivano le prime dichiarazioni importanti. Marita smentisce che la telefonata del giorno prima dell’arresto fosse stata fatta dalla madre Ester a Massimo per avvertirlo che erano stati scoperti. “Era il giorno prima dell’ arresto, verso le tre del pomeriggio, ha chiamato la signora Ester e ha risposto mio marito. Piangeva. Lo so perché ero li anche io, e dopo ci ho parlato anche io. Ha detto che aveva appena saputo dalla figlia che il padre aveva un tumore. Ci ho parlato anche io perché poi ci siamo accordate per vederci il giorno dopo”.

L’intervista prosegue, ed emerge un particolare interessante. Il giorno stesso della telefonata, i Bossetti vengono fermati al rientro dalla casa dei parenti ad un posto di blocco. A Bossetti viene fatto l’alcool test due volte. Poi i carabinieri hanno detto che la macchinetta non funzionava e lo hanno lasciato andare. E’stato in quel momento che, inconsapevolmente, lui ha chiuso la tenaglia intorno a sé: era tutta una messa in scena per prelevargli, di nuovo, legittimamente, il dna.

Poi arriva una serie di smentite. Marita dichiara che al momento dell’arresto Bossetti non era freddo, calmo e tranquillo, come alcuni giornali hanno scritto. ” Non è vero niente perché io lo conosco. Quella  faccia era quella di uno sconvolto.” E poi riferendosi al presunto tentativo di fuga al momento dell’arresto, quando i carabinieri lo hanno trovato sul balconcino di casa, dice: “Non stava scappando.  Stava cambiando la soletta perché fa il muratore”.

Clamorosamente, Marita rivela un particolare inedito. Dopo l’arresto, gli stessi carabinieri che hanno condotto in carcere il Massi (come lo chiama lei), “si sono fatti la foto uno ad uno con lui. Perché?  Per farsi vedere con il presunto assassino”. ” Me lo ha raccontato lui”, confessa. La donna continua ad aprirsi ai microfoni di Matrix, raccontando che Bossetti non è un narcisista perché si fa le lampade. Quella è una passione che hanno in comune fin da giovani, tanto che si sono conosciuti così, prendendo il sole in riva al fiume a 17 anni. Che questa settimana per la prima volta il marito ha incontrato in carcere il loro primogenito, che del caso sa tutto, e non è riuscito a trattenere l’emozione nonostante i suoi ammonimenti. Che dei 4 cellulari sequestrati a Bossetti durante la perquisizione dei carabinieri nell’armadio della camera da letto, lei sapeva tutto. “Uno lo usava per il lavoro, e uno per il week end. Perché sa come è il suo lavoro, lui fa il muratore, poi su un cellulare andava la polvere. L’altro lo usavano più che altro i bambini per giocare. Non ci credo che lo usasse per adescare le ragazzine”.

Poi, sempre tutta d’un pezzo, racconta di quello stralcio di verbale delle dichiarazioni di Massimo, fatte uscire a Pomeriggio 5, in cui si chiedeva al marito della loro intimità. In quel momento lei guardava il programma insieme al figlio più grande, il quale viste e sentite le dichiarazioni del padre, ” La vita sentimentale andava normale.  I rapporti…tutto bene, circa 3 a settimana”, ha guardato la madre ridendo sotto i baffi. “Mio figlio mi ha guardato e ha fatto un mezzo sorriso. Io lo ho guardato e ho fatto finta di niente. Per me queste cose non dovrebbero neanche uscire”, ha commentato decisa con un velo di disapprovazione.

Infine, alcuni particolari inediti. Gli inquirenti hanno trovato nel portafogli di Bossetti un biglietto con un elenco di nomi femminili, “di signorine”. Lui lo ha giustificato spiegando che si tratta di codici bancomat e carte di credito, camuffati. Betti, ad esempio, è il mio codice bancomat, e ci ho messo davanti un 335 , e il numero dopo è il codice bancomat. Lo facevo per ricordare i codici”, ha dichiarato Bossetti. E all’incalzare degli inquirenti che lo esortavano a confessare, perchè poi avrebbero controllato se a quei numeri non corrispondessero effettivamente quelli di talune donne, ha detto: In effetti un numero vero c’è: il mio. E anche un altro, quello per bloccare se perdi..”. Marita commenta le dichiarazioni del marito affermando che crede alle sue parole, perché un biglietto uguale, da lui scritto, lo ha anche lei. E lo mostra perché lo ha nella borsa.

Circa il percorso che, secondo gli inquirenti, Bossetti ha fatto quel giorno, mutando la sua abitudine che lo portava a fare una strada più breve, Marita spiega che la Procura può anche aver  ricostruito il percorso eseguito quel giorno dal luogo di lavoro fino alla destinazione, ma Bossetti conosceva bene Brembate, Mapello e tutte le stradine dei dintorni, perché li lui vi è nato: ” Se lui voleva tornare a casa passando per la statale che è più corta, lo faceva solo perché quella strada è più trafficata. Il percorso più lungo per lui era più veloce.” Marita spiega infatti che tutti i sabati passavano da Brembte dove “c’è la palestra, per andare in piscina coi bambini. Io sapevo che passava di li, ci andiamo spesso, anche insieme.”

E infine un ultimo particolare da approfondire. Il furgoncino di cui tanto si è discusso, sarebbe in realtà stato ripreso dalle telecamere Google per ben 6 mesi, proprio nei pressi di un vialetto dove Bossetti andava a lavorare. Queelle immagini avrebbero potuto essere utilizzate a fini investigativi, invece sono andate perdute.

 

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