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Caso Yara, Massimo Bossetti annuncia il suicidio: lettera disperata dal carcere

Sette pagine scritte a mano, una lunga lettera indirizzata alla madre Ester e alla sorella gemella Laura Letizia per esprimere la sua disperazione, il pentimento per le lettere spinte alla detenuta Gina e, in modo implicito, annunciare il suicidio, l’intenzione di farla finita. Massimo Bossetti ha scritto una lettera al settimanale Oggi (domani in edicola) ed è tornato a far parlare di sé, a poche ore dalla richiesta di condanna contro di lui da parte del pm Letizia Ruggeri, che domani in aula porterà a compimento la lunga requisitoria iniziata lo scorso venerdì.

Il muratore bergamasco presunto omicida di Yara Gambirasio sfoga così la sua sofferenza dietro le sbarre: “Mamma e Laura, io so che la farò finita qui dentro, perché non posso accettare tutto quello che ho combinato a Marita e me lo merito davvero per quello che ho fatto. Ho rovinato completamente la vita di Marita e dei miei figli e non riesco a darmi pace per tutto quello che ho fatto. Ho sbagliato tutto nella vita e ora rimedierò tutto con la mia vita”

 – scrive Bossetti mostrando pentimento per quelle confessioni scabrose ad una detenuta mai incontrata prima e di cui ignora perfino le sembianze – “Mi auguro solo che un giorno mi possa svegliare accanto a papà (morto lo scorso dicembre dopo una lunga malattia ndr) e non dover più soffrire per niente e lui mai mi abbandonerà in preda allo sconforto e disperazione”.

“Mamma, ora vivo qui dentro momentaneamente, ma non sarà per tanto perché non è degna essere chiamata vita, la vita qui dentro, purtroppo sono costretto nel starci ma non per molto credimi… Io in una maniera o l’altra da qui me ne vado. Lo farò credimi, solo per restare bene una volta per tutte… Mamma e Laura più male di così come posso stare, non preoccupatevi, gli agenti qui mi stanno aiutando insieme ai dottori io comunque ho già in mente le mie idee e nessuno me le farà cambiare”, continua il 45enne in preda allo sconforto, ora che la presunta condanna in primo grado è vicina.

E poi torna su una questione già affrontata, anche nelle lettere a Gina: si dipinge come vittima del sistema giudiziario italiano, un capro espiatorio destinato a pagare gli errori della magistratura inquirente che a suo dire non ammetterebbe di avere condotto male le indagini: “Avvocati o non avvocati, pazienza, io mi tengo una vita e ora me la gestisco io e non aspetto più così tanto tempo nel soffrire ingiustamente per i loro errori, perciò che vada come vada fino a sentenza e poi deciderò una volta per tutte della mia vita, quello che deciderò è una mia decisione mamma e nessuno mi impedirà di fare quello che non dovrei mai fare”.

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