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Caso Yara, Massimo Bossetti: lettera dal carcere al padre morto

Massimo Bossetti prende carta e penna e dal carcere di Bergamo, dove è rinchiuso dal 16 giugno 2014, scrive una lettera al settimanale Oggi, chiedendo alla redazione del giornale di pubblicare il suo messaggio per il padre morto, scritto in occasione della Festa del Papà ma giunto a destinazione in ritardo.

“So che fra tre giorni ci sarà la Festa del Papà, le chiedo se cortesemente pubblica questo mio pensiero per mio Amato papà… così capiscono il dolore che mi hanno procurato nel non poterlo assistere nei suoi momenti peggiori di sofferenza in cui voleva che io gli stessi più vicino e invece non mi è stato possibile…”, scrive nella sua missiva, a tratti sgrammaticata, il muratore di Mapello accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio, “questa è una grave ingiustizia: privato nell’accudire il proprio padre in un momento di tantissima sofferenza”.

Bossetti ancora una volta si dice accusato ingiustamente di un delitto che non ha commesso, dipingendosi come vittima del sistema giudiziario italiano. “Caro Amato papà, immagino sempre una carezza sul viso, nel buio della notte, quando tutto solo nella mia branda sono immerso nei miei pensieri, sarebbe un attimo di pace tra queste fiamme dell’inferno… O, asciugare le mie lacrime che nel mio silenzio cominciano a scendere sentendomi tutto solo con la paura che mi assale…”, questo uno stralcio della missiva che cliccando qui potrete leggere integralmente.

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