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Caso Yara, Massimo Bossetti ossessione per le 13enni: perizia informatica lo inchioda

Due giorni fa il Gip Ezia Maccora aveva rigettato l’istanza di scarcerazione presentata dall’avvocato Claudio Salvagni, difensore di Massimo Bossetti, adducendo tra le sue motivazioni l’emergere durante le indagini di “ulteriori gravi indizi di colpevolezza” a carico dell’indagato. Ed ora sappiamo quali sono. “Ragazzine rosse tredicenni, vergini”, sarebbe questa la frase spesso cercata dal muratore durante le sue segrete navigazioni internet. A confermarlo una lunga, difficile e approfondita perizia informatica sul suo pc, in mano agli inquirenti dallo scorso giugno. Il carpentiere indagato per l’omicidio di Yara Gambirasio avrebbe avuto questa ossessione e, stando ai periti, sarebbe più volte entrato in siti porno per trovare adolescenti molto simili nei tratti somatici alla tredicenne di Brembate.

Bossetti cercava di coprire le tracce delle sue ricerche attraverso una navigazione privata con Sandbox e Ccleaner. Ad inchiodarlo l’ultima ricerca web compromettente, datata 29 maggio 2014, 18 giorni prima dell’omicidio di Yara. Proprio la relazione tecnico-informatica presentata ieri in Procura potrebbe essere la nuova prova chiave contro il carpentiere, in carcere dal 16 giugno.

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