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Caso Yara, Massimo Bossetti a processo: indizi di colpevolezza o solo ‘coincidenze’?

Questo pomeriggio a Estate in diretta si è fatto il punto sulle indagini relative al caso Yara Gambirasio che, alla luce degli indizi acquisiti finora, vedono un unico indagato per l’omicidio della ginnasta di Brembate Sopra: Massimo Giuseppe Bossetti. In studio con Salvo Sottile ed Eleonora Daniele, la dottoressa Roberta Bruzzone che ha fatto notare un dettaglio cronologico non indifferente in merito alla questione. Sconfessando le opinioni di tanti, diffuse soprattutto tra gli utenti dei social network, la nota criminologa ha contestato le voci di un presunto ‘complotto’ a danno del muratore bergamasco.

La prova sarebbe data dal fatto che quando gli inquirenti acquisirono il materiale genetico rinvenuto sugli indumenti intimi della vittima era il 2011, e senza sapere a chi appartenesse lo identificarono come “Ignoto 1”; non solo, benché al tempo non si conoscesse il volto di quell’individuo di sesso maschile, si sapeva però che si trattava di un figlio illegittimo.

L’aver scoperto nel 2014 che quel Dna è di Massimo Bossetti, e che il muratore è davvero un figlio illegittimo, proverebbe la giustezza della pista investigativa seguita dalla Procura. Si tratterebbe dunque di un indizio ‘qualificante’ e non di una ‘coincidenza’, spiega la Bruzzone, che precisa inoltre come Dna e video siano solo alcuni dei numerosi tasselli facenti parte di un impianto accusatorio granitico a carico del carpentiere di Mapello.

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