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Caso Yara, Massimo Bossetti: “Se mi condannano, la faccio finita”

Continuano a trapelare indizi e nuovi scenari per quanto riguarda l’omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne ginnasta di Brembate di Sopra, scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata qualche tempo dopo senza vita in un campo non troppo lontano da dove abitava con la sua famiglia. Unico indagato per l’omicidio della ragazzina è Massimo Bossetti, il muratore 44enne di Mapello, in carcere a Bergamo dallo scorso 16 giugno.

Nelle ultime ore sono state pubblicate nuove intercettazioni che vedono protagonista ancora una volta Massimo Bossetti: questa volta il muratore di Mapello è a colloquio con il fratello Fabio, a cui confida il suo stato emotivo particolarmente fragile e a cui ribadisce la sua innocenza e la sua totale estraneità dai fatti che lo vedono imputato: “Voglio sapere se quel Dna è mio, come cavolo ci sia finito li, come cavolo si sia trasportato li. Io sono innocente, innocente e lo dirò fino alla fine”.

Il colloquio intercettato tra Massimo Bossetti e il fratello Fabio è datato 23 dicembre: l’uomo appare esausto da tutta l’attenzione mediatica sul suo conto e, nonostante continui a dichiararsi innocente, ha paura che la giustizia non possa fare il suo corso, sapendo che l’accusa che pende sul suo capo potrebbe portarlo all’ergastolo: “lo so che rischio grosso, rischio l’ergastolo. Se mi arriverà, se mi daranno la condanna, io la faccio finita giuro, perché non è giusto che un innocente deve finire in carcere”.

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