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Caso Yara, misteri nel passato di Bossetti: lettere minatorie e disegni sinistri

Il quadro accusatorio messo in piedi dalla Procura di Bergamo contro Massimo Bossetti, in carcere dallo scorso 16 giugno con l’accusa di avere sequestrato e ucciso la ginnasta di Brembate Sopra, Yara Gambirasio, è pressoché delineato. È attesa infatti a giorni la richiesta di rinvio a giudizio del carpentiere bergamasco da parte del pm che si sta occupando delle indagini, Letizia Ruggeri.

Durante il corso delle lunghe indagini preliminari sul caso, chiuse ufficialmente poco più di 20 giorni fa, è stata scandagliata tutta la vita di Massimo Bossetti e della moglie Marita. Gli inquirenti, investigando sul passato non proprio recente del muratore di Mapello sono venuti a conoscenza di alcuni episodi alquanto bizzarri. Nel dicembre 2003, quando abitava a Terno d’Isola, Bossetti ricevette due lettere minatorie e ripetuti sfregi alla sua auto. Nei messaggi anonimi, inoltre, inequivocabili minacce di morte; nello specifico, un disegno sinistro che raffigurava un uomo impiccato. Ciò che da subito ha fatto insospettire gli investigatori è stato il fatto che il muratore a suo tempo denunciò i danni all’autovettura ma non le minacce subite.

Perché? Chi lo odiava a tal punto da volerlo morto? E perché il Bossetti preferì non portare avanti la questione scegliendo di non sporgere denuncia? Questi aspetti del suo passato non sono mai stati trascurati dagli inquirenti, i quali tra le ipotesi investigative vagliate non hanno mai escluso quella che vedrebbe un collegamento tra i sinistri episodi intimidatori e l’omicidio di Yara Gambirasio.

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