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Caso Yara news, avvocato di Massimo Bossetti: “Sentenza da riscrivere”, la foto che potrebbe cambiare il processo d’appello

Omcidio Yara Gambirasio, alla vigilia della seconda udienza del processo d’appello a Massimo Bossetti uno dei suoi avvocati, Claudio Salvagni, rilascia nuove dichiarazioni.

Intervenuto ai microfoni di ‘Legge o Giustizia’ su Radio Cusano Campus per parlare di quanto accaduto durante la prima udienza dello scorso 30 giugno, il legale ha detto di comprendere lo scatto d’ira del suo assistito in aula: “Che Bossetti fosse adirato lo posso comprendere. Sono state ribadite infinite volte questioni già superate dalla sentenza. È stata nuovamente portata avanti la questione dei furgoni che la sentenza di primo grado ha praticamente smentito. È normale che l’imputato si arrabbi dato che non può disquisire del DNA”.

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Salvagni ha anche parlato della super perizia sul Dna richiesta da lui e dal suo collega Paolo Camporini, esprimendosi così riguardo l’indiscrezione secondo cui il materiale per una nuova perizia sarebbe finito: “Questo lo dice un consulente dell’’accusa, il professore Casari. ‘Ho ancora i campioni conservati nei frigoriferi’, lo ha detto un consulente dell’accusa. Il punto è che sono state consumate le due tracce migliori ma ci sono comunque altre tracce”.

Claudio Salvagni ha poi parlato della foto satellitare del campo di Chignolo d’Isola datata 24 gennaio 2011, circa due mesi dopo l’omicidio di Yara Gambirasio, che la difesa di Bossetti ha chiesto alla Corte d’assise di brescia venga acquisita agli atti. Eccola:

L’immagine secondo i difensori del muratore di Mapello mostrerebbe l’assenza del corpo della giovane vittima un mese prima del suo ritrovamento; così Salvagni in merito: “Che la procura giochi un po’ a nascondino risulta fuori discussione. Andrebbe chiesto a lei come mai non ci ha messo a disposizione tutti gli atti. Non è un derby, il pm deve trovare, insieme agli avvocati difensori, le verità processuali. Per noi è importantissima questa foto. Abbiamo sdoganato il processo penale 2.0. Abbiamo avuto la vicinanza di centinaia di persone che si sono interessate al caso. Ognuna a modo loro ha cercato di aiutarci. Gianluca Neri è riuscito ad entrare in possesso di questa foto che merita la massima attenzione”.

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Perché quella immagine satellitare sarebbe importante ai fini processuali? “Va letta congiuntamente alle informazione di Peter Gill, il padre della genetica forense. Lui ci ha detto che prima di affrontare qualsiasi argomento sul DNA bisogna valutare che quella traccia, di quella purezza, non può resistere all’aperto per più di cinque o sei settimane. Abbiamo quindi unito la testimonianza a questa fotografia. Le due cose insieme ci fanno riflettere. Se quel corpo è arrivato lì poco prima del ritrovamento, invece che tre mesi prima come sostiene la sentenza di primo grado, direi che cambia completamente la storia. La sentenza sarebbe da riscrivere”.

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