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Caso Yara news condanna Bossetti, per la Corte il muratore ha smentito se stesso: il particolare che lo ha incastrato

Omicidio Yara Gambirasio news: Massimo Bossetti condannato all’ergastolo anche in appello. Si discute molto in questi giorni delle motivazioni della sentenza di secondo grado che lo scorso 18 luglio ha visto confermata la pena massima per il muratore di Mapello.

Massimo Bossetti per la Corte d’Assise d’appello di Brescia ha smentito se stesso perché, se da un lato dopo l’arresto – avvenuto il 16 giugno 2014 – ha sempre detto di non ricordare cosa fece il pomeriggio in cui la ginnasta fu rapita e uccisa (era il 26 novembre 2010), e quindi di non avere un alibi, dall’altro fornisce due dettagli particolari che per i giudici dimostrano l’esatto contrario.

Anzitutto ricordava che il giorno dell’omicidio di Yara gli si fosse scaricato il cellulare, è lui a dirlo alla moglie durante un incontro in carcere sottoposto a intercettazione, e poi agli inquirenti, per spiegare perché dalle 17:45 del 26 novembre alla mattina del giorno dopo il suo cellulare non avesse dato segnali. Addirittura a una Marita Comi stupita raccontò di ricordare di aver incrociato un conoscente, proprio vicino al centro sportivo di Brembate Sopra, da dove la 13enne fu prelevata, e di averlo salutato con colpo di clacson perché il cellulare era scarico. Dovizia di dettagli da un lato, per un pomeriggio di quasi quattro anni prima, totale vuoto di memoria dall’altro, quando dice di non ricordare cosa avesse fatto quel pomeriggio.

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Il suo telefono era spento proprio nell’orario in cui Yara è sparita, scrive il presidente Fischetti nelle motivazioni, come riporta la conversazione tra marito e moglie, risalente al 4 dicembre 2014. “Lui: «Io sono sicuro che il telefono era scarico». Lei: «Come puoi ricordarti che hai il telefono spento e non ti ricordi dove eri?». La Corte ne deduce che “Tale circostanza è estremamente significativa in quanto l’imputato aveva sempre detto agli inquirenti e alla moglie di non ricordare cosa avesse fatto quel pomeriggio; peraltro, proprio dal particolare ricordato, si ha la dimostrazione che egli ricorda bene che cosa è avvenuto quel pomeriggio tanto da destare l’irritazione e l’incredulità della moglie che non sta facendo l’inquisitore, come sostiene la difesa, ma rimane sorpresa di fronte al preciso ricordo del marito”.

Massimo Bossetti – questa è la seconda contraddizione che lo inchioda per la Corte – parlando con la moglie Marita, che lo incalzava circa la sera del delitto, diede una chiara descrizione del campo di Chignolo d’Isola, dove il 26 febbraio 2011 fu rinvenuto il corpo di Yara Gambirasio e che lui non avrebbe dovuto conoscere: disse che il campo quella sera era fangoso.

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