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Caso Yara news Massimo Bossetti: “Sono un prigioniero di Stato”

Caso Yara Gambirasio ultime notizie: Massimo Bossetti torna a far sentire il suo grido disperato dal carcere. Dopo la condanna all’ergastolo inflittagli anche in appello, lo scorso 17 luglio, il muratore di Mapello (che ha sempre negato ogni accusa, ribadendo la sua innocenza) ha affidato ad una lettera il suo ennesimo sfogo da dietro le sbarre, attraverso parole che è il settimanale Oggi a pubblicare.

Massimo Bossetti si rivolgere ai “cari famigliari, cari amici miei”, definendosi un “prigioniero di Stato. “Dopo una sentenza, una ulteriore condanna ingiusta, inflittami senza un minimo rispetto e in assenza di un dignitoso sacrosanto diritto di difesa, sono profondamente deluso e addolorato per quanto tutta questa spietata crudeltà si è rivalsa su di me” – scrive il carpentiere bergamasco – “Ora, confidenzialmente, posso dire di sentirmi veramente un ‘prigioniero di stato'”. “Avendomi violato il diritto di difesa ha fatto si nel voler realizzare un grandissimo precedente giuridico” – continua nella sua lettera sgrammaticata, Bossetti –  “che investirà, aggravando, la salute e i valori di tutti voi cittadini. Un clamoroso torto alla società. L’essere stato spontaneo, sincero e veritiero, purtroppo si è rivalso essere mal compreso, assolutamente non capito e inutilmente accettato dalla mia realtà interiore […] Sono molto dispiaciuto, vedere gli occhi dei miei familiari esprimere troppo intensa sofferenza, ma non è colpa mia, la ‘Giustizia’ si è schierata contro di me… purtroppo…”. Spera nel ricorso in Cassazione, Bossetti, fiducioso nel fatto che le sue richieste saranno accolte.

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Bossetti reclama la mancata concessione da parte della Corte di Assise di appello di Brescia della tanto anelata super perizia del dna, che a detta dei suoi difensori avrebbe potuto dimostrare la sua estraneità ai fatti e le “anomalie” di quella traccia genetica che invece per la Procura di Bergamo e per due collegi giudicanti è la prova regina che lo inchioda e lo colloca sulla scena del delitto, la sua ‘firma’ sul corpo senza vita della ginnasta di Brembate. Solo con il deposito delle motivazioni della sentenza, che arriverà non prima di 90 giorni dal pronunciamento della stessa, si potranno conoscere le ragioni per le quali la Corte non ha concesso quell’ulteriore accertamento genetico chiesto dalla difesa.

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