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Caso Yara news processo Massimo Bossetti: ricerche web a luci rosse, nuovo duro colpo per Marita Comi

Omicidio Yara Gambirasio, il processo d’appello a carico di Massimo Bossetti è iniziato lo scorso 30 giugno, a seguire le udienze madre e sorella dell’imputato, Ester Arzuffi e Laura Letizia. Immancabile anche la moglie del muratore di Mapello, Marita Comi. Per lei un momento molto difficile in quanto il procedimento, com’era inevitabile, sta riportando in auge fin dalle sue prime battute tutte le fasi dell’inchiesta che hanno portato alla condanna all’ergastolo in primo grado per il marito.

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La loro vita privata è stata – ed è tuttora – scandagliata fin nei dettagli, messa al bando in quanto il quadro probatorio a carico di Bossetti ha attinto anche alle sue abitudini intime e private. Come sappiamo la Procura gli addebita delle ricerche a luci rosse fatte dal pc di casa, che in alcuni passaggi sfiorerebbero la pedopornografia (accusa sempre negata e contestata dalla difesa) e che per la Procura e la Corte di Bergamo conterrebbero in nuce le “devianze sessuali” che avrebbero portato Bossetti a compiere il delitto a sfondo sessuale.

Di quelle chiavi di ricerca su siti hot (la carte del processo parlano di  “ragazzine con vagine rasate” e “ragazze vergini rosse”) si è inevitabilmente parlato in udienza nei giorni scorsi, poiché come sottolineato dall’avvocato Paolo Camporini, di alcune di quelle ricerche internet a luci rosse Marita Comi si addebitò la paternità, forse nella speranza di alleggerire la posizione del coniuge: “La donna guarda filmati pornografici”. Il legale di Bossetti lo ha rimarcato per confutare l’accusa fatta dall’avvocato di parte civile dei Gambirasio, Andrea Pezzotta, il quale aveva apostrofato l’imputato come un “deviato sessuale”.

A Bossetti è contestata in particolare la ricerca web avvenuta alle 9:55 del 29 maggio 2014, diciotto giorni prima dell’arresto, che gli inquirenti hanno accertato essere stata digitata dall’imputato, che quel giorno a quell’ora si trovava solo in casa e non in cantiere, come invece lui aveva asserito. Bossetti anche quella volta digitò la parola “ragazzine”, mentre la moglie era dal parrucchiere e i figli a scuola. “In realtà Marita era in quel negozio alle 11.19, che non si trova molto lontano da casa – ha detto l’avvocato Camporini contestualizzando l’episodio – dunque non si può escludere che sia stata lei a digitare quella parola. Del resto, l’ha ammesso lei stessa che queste cose le faceva”.

Imbarazzo in aula, e occhi bassi di Marita Comi – la cui vita privata è messa di nuovo in piazza – che certo sempre lì al fianco di suo marito, qualunque cosa accada, sta facendo non pochi sacrifici per non far crollare in mille pezzi quel poco che le è rimasto della sua famiglia (“Non divorzierò mai da mio marito”, ha dichiarato di recente la donna in una intervista): un marito in carcere accusato del reato peggiore e tre figli da crescere da sola, uno dei quali ha l’età di Yara Gambirasio.

Caso Yara, Massimo Bossetti moglie divorzio: esclusive dichiarazioni di Marita Comi

Non solo, in tribunale a Brescia si è anche parlato delle presunte scappatelle con due amanti (9 ricevute degli incontri clandestini in un motel le proverebbero) che la donna avrebbe avuto e che hanno anche rischiato di finire agli atti del processo di primo grado, in quanto comprovanti per la pm Letizia Ruggeri la difficile situazione coniugale della coppia, una crisi che in parte potrebbe spiegare il movente dell’omicidio contestato al muratore bergamasco.

 

 

 

 

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