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Caso Yara: non solo Dna, Massimo Bossetti inchiodato anche dal suo furgone

Non solo il Dna – “suo e solo suo” – di Massimo Bossetti su slip e leggins di Yara Gambirasio avrebbero convinto i giudici della sua colpevolezza, ma anche la presenza del suo furgone, sia prima che dopo l’uscita di Yara, un Iveco Daily cassonato, nell’area circostante il centro sportivo in cui si trovava la vittima poco prima di sparire ed essere uccisa.

Quel furgone, il cui passaggio è stato ripreso da 3 impianti di videosorveglianza, “ha ‘girovagato’ intorno alla palestra per oltre 40 minuti proprio mentre la bambina spariva”, lo precisa la criminologa Roberta Bruzzone sulle pagine del settimanale Giallo.

Una sentenza “giusta, per la gravità di quanto commesso dall’unico imputato per il brutale delitto”, spiega la criminologa nell’esprimere la sua opinione professionale sulla sentenza di primo grado inflitta lo scorso 1°luglio al carpentiere di Mapello.

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Per la Bruzzone l’impianto accusatorio contro Bossetti “è solido”, non solo per via del suo profilo genetico “completo”“Ribadisco una volta di più che solo il Dna nucleare viene utilizzato in tutto il mondo a scopi identificativi, e il Dna di Bossetti era sulla vittima” – ritrovato sul corpo di Yara, dunque, ma anche per la presenza del suo furgone nei presi della palestra.

 

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