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Caso Yara, nuova agghiacciante ipotesi: e se non fosse mai uscita dalla palestra?

Prende piede di ora in ora una nuova agghiacciante ipotesi relativa al caso Yara Gambirasio: e se la 13enne di Brembate la sera del 26 novembre 2010, quando fu uccisa, non fosse mai uscita dal centro sportivo in cui si recò per consegnare uno stereo? Del caso si è parlato oggi a Pomeriggio 5.

Una pista investigativa, quella succitata, mai vagliata dagli inquirenti, che tuttavia alla luce degli ultimi sviluppi del processo a carico dell’unico indagato per l’omicidio, Massimo Bossetti, potrebbe avere ragion d’essere. Dopo il clamore suscitato dalla notizia sulvideo tarocco” del presunto furgone del muratore che ha di fatto smontato la tesi dell’accusa di Bossetti ‘predatore sessuale’, e della cospicua traccia biologica sul polsino destro del giubbino della vittima, l’inchiesta potrebbe prendere un’altra strada.

La traccia di Dna oggetto di dibattito nell’ultima udienza del processo appartiene a Silvia Brena, l’insegnante di ginnastica di Yara, 18enne all’epoca dei fatti. Durante la deposizione in Aula la ragazza per 15 volte avrebbe risposto “Non ricordo” agli avvocati. Vuoti di memoria anche per le compagne della ginnasta, compresa quella che ricevette un sms da Yara qualche istante prima che il suo cellulare si spegnesse per sempre. Nessuno ricorderebbe niente di quella sera. Né si avrebbe assoluta certezza che la ginnasta sia mai uscita da quel centro sportivo.

La persona che alle 18.45 circa la vide dirigersi verso la porta, il signor Francese, in Aula ha chiaramente affermato di averla vista uscire ma di non avere affatto udito la porta richiudersi. Nessun testimone, inoltre, avrebbe visto Yara lungo il tragitto palestra-casa, e ciò alimenterebbe i dubbi sollevati in Aula dalla difesa di Bossetti.

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