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Caso Yara nuova scena delitto, il giallo del plaid colorato: “Fu srotolata da un tappeto”

La prova del fatto che Yara Gambirasio non fu uccisa laddove fu rinvenuta cadavere – nel campo di Chignolo d’Isola – il 26 febbraio 2011, secondo la consulente della difesa di Massimo Bossetti, Danila Ranalletta, è data dalla presenza di numerosi filamenti colorati rinvenuti sul corpo della tredicenne.

Lo ha detto nel corso dell’ultima udienza del processo il medico legale chiamato a difendere il muratore bergamasco, sostenendo con forza che la ginnasta fu come “srotolata da un tappeto colorato o un plaid”, da qualcuno che prima la uccise e la denudò altrove, e poi la rivestì e la portò in quel campo.

“Filamenti di tessuto blu, rosso, azzurro, verde, nero e bianco” ritrovati sulle nove ferite infertele alla gamba, schiena e polsi. Filamenti di cui sui vestiti della vittima non vi sarebbe stata traccia e che proverebbero, a detta della Ranalletta, che il corpo nudo della giovane fu avvolto dalla presunta coperta colorata.

Il pm Letizia Ruggeri e il medico Cristina Cattaneo che eseguì l’autopsia sul corpo di Yara hanno ascoltato la consulente di parte esporre la sua tesi, sostenendo tuttavia che i succitati filamenti sono sì stati analizzati dal Ris, ma che l’impossibilità di identificarne la provenienza è da considerarsi elemento secondario che non inficia in alcun modo la direzione dell’inchiesta né il capo d’accusa nei confronti di Massimo Bossetti.

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