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Caso Yara processo: guerra aperta tra accusa e difesa per i “dati grezzi” del Dna

Quella svoltasi venerdì 13 novembre presso il tribunale di Bergamo, è stata forse l’udienza del processo a carico di Massimo Bossetti dai toni più accesi e tesi. Si è dibatutto del Dna di Ignoto 1, la prova regina che inchioderebbe il muratore di Mapello e, di fatto, lo tiene in carcere dal 16 giugno 2014.

Duro scontro in Aula tra accusa e difesa in merito ai cosiddetti “dati grezzi” dei Dna utilizzati nelle fasi di indagine, e di cui gli avvocati Salvagni e Camporini avevano chiesto una copia al fine di compiere ulteriori accertamenti su di essi. La polemica a tal riguardo è iniziata perché i giudici della Corte d’Assise di Bergamo hanno concesso i succitati accertamenti non su tutti i profili genetici isolati ma solo sulle tracce di materiale biologico trovate sugli slip e sui leggings di Yara Gambirasio, attribuite ad Ignoto 1, che per l’accusa è Bossetti. I difensori del carpentiere chiedevano invece di averle tutte, ed hanno così contestato l’incompletezza del file ricevuto.

Venerdì inoltre sono state rese note le motivazioni per le quali il 7 luglio scorso la Corte di Cassazione respinse il ricorso presentato dalla difesa di Massimo Bossetti (che aveva chiesto la revoca della custodia in carcere per il muratore di Mapello) contro la decisione del tribunale del Riesame di Brescia di confermare per la seconda volta l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Bergamo. “Il Tribunale di Brescia con motivazione né manifestamente illogica, né contraddittoria in sintonia con il gip ha escluso che i ‘fatti nuovi’ sottoposti al suo esame fossero suscettibili di modificare in modo significativo il quadro indiziario già apprezzato a carico del Bossetti” – così recita la sentenza –“fondato sugli accertamenti scientifici condotti sulle tracce biologiche rilevate sugli slip e sui leggins di Yara Gambirasio”.

 

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