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Caso Yara processo, le parole scabrose nel pc di Bossetti: news dall’aula

Al centro dell’attenzione dell’udienza di oggi del processo a carico di Massimo Bossetti, come anticipatovi nell’aggiornamento precedente, i contenuti scabrosi rinvenuti dai tecnici informatici tra le ricerche web effettuate dal computer fisso sequestrato al muratore dopo l’arresto.

Parole chiave con espliciti rimandi sessuali, chiaramente indirizzati a minorenni, come “ragazzine con vagine rasate” e “ragazze vergini rosse”, tracce di natura pornografica volutamente cancellate dal dispositivo con l’uso si specifici software di rimozione dati, che costituiscono uno dei gravi indizi di colpevolezza a carico dell’imputato.

Sentiti stamani in udienza i due carabinieri del Racis, Giuseppe Specchio e Rudi D’Aguanno, che hanno ricostruito pedissequamente tutte le verifiche eseguite sui computer di Bossetti (uno fisso e uno portatile) confermando la presenza delle tracce di ricerche web riguardanti tredicenni, relative ad una navigazione internet risalente al maggio del 2014, fatta, per l’esattezza, alle 9.55 del 29 maggio 2014, pochi giorni prima di essere arrestato.

Altro dettaglio importante emerso durante l’udienza: la sera del delitto, il 26 novembre 2010, il pc di Massimo Bossetti fu acceso da qualcuno ma non utilizzato. A darne conferma i teste interpellati dall’avvocato della famiglia Gambirasio. Rinviato a data da destinarsi, su richiesta dei legali di Bossetti, Salvagni e Camporini, il controesame dei due consulenti della difesa, i quali hanno abbandonato il pool difensivo del carpentiere “per questioni di opportunità”, e saranno presto sostituiti.

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