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Caso Yara processo: i Ris demoliscono impianto difensivo di Bossetti

Quella di ieri nel tribunale di Bergamo è stata un’udienza interamente dedicata alla ricostruzione minuziosa delle indagini che dal novembre 2010 al 16 giugno 2014 portarono alla incriminazione di Massimo Giuseppe Bossetti, a processo per l’omicidio della ginnasta di Brembate, Yara Gambirasio.

L’ex comandante del Ros di Brescia, Michele Lorusso, ieri 23 settembre ha parlato per tutta la giornata. Nella seconda fase della sua deposizione, iniziata intorno alle 15, il teste ha specificato che il furgone cassonato Daily Iveco, che per la Procura è quello in uso a Bossetti, fu ripreso dalle telecamere di sorveglianza mentre percorreva in maniera ossessiva per 6 volte, dalle 18 alle 19,51, la strada che porta alla palestra da cui scomparve Yara la sera del 26 novembre, proprio a quell’ora.

Lorusso ha inoltre spiegato che gli investigatori arrivarono a quella certezza mediante uno screening condotto con l’aiuto del Ris e di esperti ingegneri progettisti della Iveco. Si trattò di una minuziosa e lunga operazione di ‘scrematura’, che ridusse a 450020mila furgoni cassonati Daily Iveco analizzati, per poi identificarne solo 5 compatibili (tra cui quello dell’indagato) con quelli ripresi dai video, e appurare infine che trattavasi proprio di quello utilizzato dal carpentiere bergamasco.

A cementificare siffatta certezza degli inquirenti, ha aggiunto il teste, anche la testimonianza di un uomo che la sera del delitto vide Bossetti nei paraggi della palestra e un prelievo bancomat fatto da Bossetti proprio vicino all’abitazione di Yara. Il colonello Lorusso, confermando la tesi dell’accusa, ha inoltre ribadito che Yara “morì in quel campo”, mentre “stringeva in pugno dell’erba ancora radicata a terra”.

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