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Caso Yara processo, sentiti 3 genetisti: “Su corpo vittima 7 peli non di Bossetti”

La deposizione di tre genetisti in aula a Bergamo oggi ha caratterizzato l’udienza del processo a carico di Massimo Bossetti. Si è sostanzialmente dibattuto sulla spinosa questione del Dna, e i metodi di analisi e indagine adottati dagli inquirenti, attraverso i quali il 16 giugno 2014 si arrivò alla incriminazione del muratore bergamasco. Per la Procura appartiene infatti a lui la traccia di sangue rinvenuta sul corpo della ginnasta, uccisa il 26 novembre 2010, e rinvenuta tre mesi dopo, nel campo di Chignolo d’Isola.

Ma è sui metodi di attribuzione della succitata traccia biologica che i consulenti della difesa di Bossetti hanno sollevato non pochi dubbi. Prima ha preso parola Giorgio Portera, consulente della parte civile della famiglia Gambirasio, che ha ricostruito il modus operandi che permise di stabilire la corrispondenza tra Dna Bossetti e Ignoto 1.

Poi è stata la volta di Marzio Capra, genetista del pool difensivo di Bossetti, per il quale la non corrispondenza del Dna nucleare di Massimo Bossetti con nessuno dei Dna mitocondriali trovati sul corpo della vittima “non ha nessuna giustificazione scientifica”. Capra ha pertanto giudicato insufficiente – in quanto incompleto – quel Dna, non considerabile come una vera traccia forense”. Il genetista ha poi evidenziato altre presunte anomalie nelle indagini scientifiche, in primis l’errore di non approfondire lo studio sugli altri 11 profili genetici rinvenuti sul corpo della ginnasta, 7 dei quali su peli non risultati appartenere all’imputato.

Terza ed ultima testimonianza quella della genetista Sarah Gino, consulente della difesa di Bossetti. Anche la teste si è concentrata sui 7 peli in questione, alcuni dei quali non appartengono né all’imputato né alla ginnasta che, in quanto trovati nella felpa della ragazza, secondo l’esperta sarebbero la prova che la scena del crimine non sarebbe stata contaminata.

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