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Caso Yara processo: parlano sorelle di Maggioni, collega su cui Bossetti avanzò sospetti

Nuova udienza oggi, venerdì 26 febbraio, del processo a carico di Massimo Bossetti, il carpentiere di Mapello accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio, avvenuto il 26 novembre 2010. Dopo lo scalpore suscitato dalla testimonianza della moglie dell’imputato, Marita Comi, che mercoledì ha dichiarato davanti ai giudici di avere effettuato lei le ricerche web a luci rosse che l’accusa addebita al marito, oggi è stata la volta di altri teste.

Stamani ha parlato Nadia Arrigoni, cognata di Bossetti, che ha descritto il 44enne come “un uomo buono e affettuoso”, con il quale all’epoca dei fatti commentò l’omicidio della ginnasta, a cui l’imputato avrebbe manifestato, immedesimandosi nella vicenda, estrema preoccupazione per i suoi figli. È stata poi la volta di Monica e Luisella Maggioni, sorelle di Massimo, il collega che Bossetti tirò in ballo, per giustificare la presenza del suo sangue sul corpo della vittima, durante l’interrogatorio seguito all’arresto, nel luglio 2014.

Bossetti disse di soffrire di epistassi e che capitava spesso di sporcarsi in cantiere durante il lavoro, ipotizzando che Massimo Maggioni avesse potuto commettere il delitto e ‘incastrare’ lui recuperando il suo sangue dagli attrezzi da lavoro e dai fazzoletti di carta con i quali l’imputato si ripuliva dal sangue e che gettava via in cantiere.

Accuse assurde ed infondate, che dopo le verifiche degli inquirenti costarono a Massimo Bossetti anche l’accusa di calunnia ai danni dell’ex collega. “Eravamo assediati dai giornalisti, non potevamo uscire di casa e abbiamo dovuto togliere i nomi dai citofoni” – hanno dichiarato in aula le due testimoni, ricordando l’accaduto – Ci sentivamo tutti gli occhi addosso”.

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