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Caso Yara ultime news Mattino 5, il grido di Massimo Bossetti: “Non sono un killer”

Massimo Giuseppe Bossetti, unico imputato nel caso Yara Gambirasio, la tredicenne ginnasta di Brembate di Sopra scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata morta il 20 febbraio del 2011 in un campo non troppo lontano dai luoghi che frequentava quotidianamente, era presente in aula ieri nell’udienza del Tribunale del Riesame di Brescia. La sua difesa, infatti, per la seconda volta, ha presentato la richiesta di scarcerazione e ora i giudici stanno valutando l’ipotesi di rilasciare l’uomo, in carcere dal 16 giugno 2014.

Massimo Bossetti ha parlato ieri in aula, dichiarandosi ancora una volta innocente: “Non sono un killer, sono innocente. Sono un normale padre di famiglia”. Il 44enne muratore di Mapello si è scagliato contro l’accusa che, a detta sua, si starebbe accanendo sulla sua persona, non cercando altre prove e interpretando in malo modo gli indizi trovati finora nei quattro anni di indagine. La difesa di Bossetti, infatti, cerca di far leva in particolare su tre elementi che l’accusa considera forti per incastrare l’imputato, mentre sono considerati ‘confutabili’ dagli avvocati del muratore.

Tre sono dunque gli elementi su cui la difesa basa la sua ipotesi di innocenza: il DNA trovato sul corpo della vittima che sarebbe non compatibile con quello di Massimo Bossetti, le ricerche sulle minorenni su internet che sono state trovate sul computer del 44enne muratore di Mapello ed infine le tracce metalliche sui vestiti di Yara, compatibili con molti furgoni e non solo con quello dell’imputato. Ma l’accusa punta anche sul fatto che i due, Bossetti e Yara, si potessero conoscere: l’imputato ha dichiarato più volte di non aver conosciuto mai la tredicenne di Brembate, ma sia il solarium dove andava a fare la lampada, sia il supermercato dove andava a fare la spesa con la moglie, si trovano nelle vicinanze del dentista che teneva in cura la ragazzina e della palestra dove si allenava la giovanissima Yara.

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