in ,

Cassazione, definire vipera la suocera non è reato

La Cassazione ha assolto un uomo che, esasperato dalla suocera, si è rivolto alla signora con l’appellativo di ‘vipera’. L’uomo è stato condannato in primo e secondo grado per ingiuria, ma i giudici della Cassazione hanno annullato le sentenza perché “il fatto non sussiste”: chiamare ‘vipera’ la suocera è un’offesa ma non un reato.

Corte di Cassazione

In seguito ad una lite familiare, un uomo di 45 anni ha descritto l’accaduto ad alcuni agenti intervenuti sul posto e per definire il comportamento della suocera ha utilizzato per ben tre volte il termine ‘vipera’. In seguito alla denuncia della suocera per ingiuria, i giudici di primo grado, ritenendo l’espressione offensiva, hanno condannato l’uomo anche al risarcimento dei danni morali. In Cassazione l’avvocato dell’uomo ha difeso la posizione del suo assistito sostenendo la tesi dell’inoffensività del termine poiché pronunciato in seguito ad una situazione di forte tensione. Inoltre l’uomo ha pronunciato la parola per descrivere i fatti agli agenti intervenuti a sedare la lite, e quindi non rivolgendosi direttamente alla suocera.

I giudici della Cassazione hanno ritenuto fondata la difesa dell’uomo poiché il reato di ingiuria, e quindi l’uso di termini offensivi e lesivi del decoro e dell’onore della persona, non è da ritenersi tale se pronunciato in una condizione di insofferenza. In questo caso, il genero ha utilizzato un termine offensivo in seguito ad una situazione critica tale da richiedere l’intervento delle forze dell’ordine e semplicemente per descrivere il comportamento della suocera agli agenti intervenuti. Il genero è stato ritenuto maleducato ma non per questo perseguibile penalmente.

photo credit: LEO-ONE via photopin cc

tecnico informatico

Londra, Il Telegraph assume un informatico italiano dopo una app sull’olio d’oliva

Anticipazioni Beautiful mercoledì 5 febbraio: Hope consola Liam