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Fare causa alla banca: l’avvocato Emanuele Crozza spiega come procedere [Intervista]

Fare causa alle banche è possibile? Lo abbiamo chiesto a Emanuele Crozza, noto penalista balzato alle cronache – tra le altre cose – per per il processo Thyssenkrupp. “Contro le banche è possibile vincere ma ogni causa è a sé” ci ha spiegato durante la lunga intervista destinata a far luce sui tanti dubbi che da anni attanagliano i correntisti in materia di cause legali alle banche.

Buongiorno Avvocato Crozza, benvenuto su UrbanPost. Parliamo oggi di usura bancaria, argomento di cui si sente parlare sempre più spesso: quando possiamo definire tale il comportamento di un istituto di credito?

“Si può parlare di usura bancaria ogni qualvolta la banca applica dei costi che vanno oltre il tasso-soglia stabilito dalla legge: far rientrare in questo concetto altri tipi di comportamento – magari perché ritenuti prepotenti- è sbagliato. I problemi sorgono sulle modalità di calcolo dei costi imposti dalla banca…”

Esistono quindi diversi modi di calcolare i costi?

“La Cassazione Penale ha chiarito – secondo me molto bene – che l’Art. 644 del Codice Penale va applicato in qualsiasi caso: per applicare l’interesse, quindi, non bisogna tenere conto di quello dichiarato bensì quello effettivo, formato da tutti i costi esclusi le tasse. Le banche si difendono invece dichiarando di tenere fede alle indicazioni della Banca d’Italia, la quale da indicazioni diverse sul calcolo dell’interesse effettivo. La Giurisprudenza, però, ha più volte chiarito come la Banca d’Italia non sia fonte normativa: se questa sbaglia a calcolare non è colpa del correntista o del cliente.”

Non esiste, quindi, una visione univoca sul criterio d’applicare?

“A mio avviso si dovrebbero utilizzare i criteri enunciati dall’Art. 644 del Codice Penale: alcuni giudici, attualmente, fanno una distinzione dal 2009 in poi. La Banca d’Italia, viste le sentenze e i provvedimenti che stavano nascendo, ha cambiato la formula: tra i vari costi è stata così aggiunta la commissione di massimo scoperto. Tutto ciò è comunque arbitrario: se può essere considerata un costo a partire dal 2009, ha allora senso applicare questi criteri anche in modo retroattivo. Chi si occupa di diritto bancario vive aspettando e monitorando le sentenze dei tribunali: non esiste – spesso anche all’interno dello tribunale – un orientamento univoco. Ciò che si spera è che, prima o poi, una sentenza della Cassazione a sezioni unite vada a chiarire la questione in modo definitivo. Quando entra nello studio una persona che ha un problema con una banca, non bisogna quindi soffermarsi sul solo tema dell’usura bensì affrontare la questione sulla base di tutte quelle tematiche affrontate dalla Giurisprudenza in tema diritto bancario: dalla regolare sottoscrizione dei documenti, alla regolare corrispondenza sino all’usura.”

Esiste per i correntisti un metodo di tutela o prevenzione contro questi comportamenti da parte degli istituti bancari?

“Quando un cliente nello studio legale, il guaio oramai è fatto: sarebbe infatti opportuno farsi assistere da professionisti nel momento stesso in cui si apre un conto. In questo modo, avendo un controllo continuativo, il cliente potrà avere sin da subito un rapporto trasparente con le banche: gli istituti non sono di certo in attesa di prendersi gioco del cittadino tuttavia il correntista non sempre segue i consigli più adatti per la propria situazione personale.”

Esistono delle reali possibilità di vincita nelle cause alle banche?

“Assolutamente sì, non esistono però cause vinte in partenza: ogni causa è a sé. Talvolta si vince perché la banca non è in possesso di tutti i documenti (estratti conto, ecc…) o – come accaduto di recente – per la mancanza delle sottoscrizioni, i contratti firmati da ambo le parti ad apertura del conto corrente. In questi casi capita che il correntista rimanga comunque a debito ma di una cifra nettamente inferiore o, addirittura, che vada a credito: ogni situazione, insomma, è diversa da tutte le altre nonostante esistano reali possibilità di vincere contro le banche.”

Ma come portare avanti, allora, una causa alle banche?

“Per prima cosa è necessario essere in possesso dei documenti: il testo unico bancario prevede quindi di poter richiedere tramite raccomandata (Ex Art. 119) tutta la documentazione alla propria banca, la quale è obbligata a fornirla al solo costo di produzione. A quel punto la situazione può essere fatta esaminare da un perito: in base all’esito si può decidere se chiedere un recupero all’istituo di credito oppure intraprender un percorso legale. Se è invece la banca ad ‘aggredire’ con decreto ingiuntivo, è necessario recuperare al più presto tutta la documentazione e – una volta di fronte al giudice – chiedere la sospensione della procedura ingiuntiva e la nomina di un perito per verificare il sussistere del debito.”

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